domenica 10 febbraio 2008

BATTISTINO BONIZZI

Battistino Bonizzi
(Anni 1960-1989)

Battistino ! Che piacere raccontare questa storia !
Si era, allora, nel 1960 . Io ero Direttrice delle Scuole elementari da pochi mesi.
Il 12 marzo si diffuse la voce in paese che un ragazzino di Gradella aveva compiuto un gesto considerato da tutti degno di ammirazione.
Un dodicenne, Battistino Bonizzi, si era buttato nella roggia Gradella, allora in piena, per trarre in salvo una piccina di soli tre anni, Elena Oliveri, figlia del fornaio del paese, la quale stava annegando.
La Roggia Gradella, ancora oggi, attraversa il piccolo centro e quasi lo taglia a metà. Passa sotto il ponte della via principale e va a gettare le sue acque nella “Muia”, la Roggia assai più grande , che poi arriva a Nosadello.
Nel punto d’incontro delle due Rogge si forma uno slargo con un vortice tumultuoso ed una impetuosa corrente
Sulla sponda del corso d’acqua gradellese erano stati scavati, qua e là, dei gradini dai quali le donne scendevano quando dovevano sciacquare i panni del bucato.
Deve essere stato da quei gradini che la piccola Elena era scivolata, forse mentre guardava, curiosa, qualcosa che galleggiava sul pelo dell’acqua.
Qualcuno aveva udito l’urlo della piccina e aveva a sua volta gridato, chiedendo aiuto.
Battistino era nella stalla e stava mungendo : erano in cinque fratelli e dovevano tutti darsi da fare per aiutare il padre nei lavori in cascina.
Anch’egli aveva sentito le grida ed era corso fuori, sulla riva della roggia.
Ha visto la bimba che galleggiava sull’acqua come una bambola di pezza, trascinata via dalla corrente.
Era una giornata fredda e la Roggia era in piena.
Elena andava velocemente verso il vortice della “Muia”.
Ma Battistino, un ragazzo timido e delicato di salute ( era stato ricoverato a lungo in un sanatorio di Borno), non ebbe dubbi e , vestito com’era, si gettò in acqua.
“Mi arrivava al collo ed era tanto fredda” ricorda ancora oggi, “Elena aveva già percorso circa trecento - quattrocento metri e pareva morta.”
Egli l’ha afferrata e, appena sulla riva, l’ha portata di corsa fino in cascina, dove qualcuno le fece la respirazione artificiale. Poi l’avvolsero in una coperta e la portarono all’ospedale di Pandino. Infatti, quella che adesso funziona come Casa di Riposo, era , allora, un ospedale di pronto intervento e il buon dottor Greco ne era il factotum.
Elena si riprese e tutti respirarono di sollievo.
Battistino, tra il terrore di sua madre, che pensava alle possibili conseguenze di quel bagno fuori stagione, tornò a casa tremante e per lui si accese il fuoco nel camino perché potesse asciugarsi e cambiarsi.
Una brutta avventura terminata bene e tutto pareva finito lì.
Ma io ero rimasta colpita dal gesto di un nostro scolaro e proposi Battistino per un “Premio della Bontà nella scuola”. Inoltre tentai anche una segnalazione per una medaglia al Valor Civile.
Le due proposte vennero accolte e il 4 novembre successivo, in un’aula delle scuole elementari di Pandino, alla presenza del Prefetto, del Provveditore agli Studi, degli Ispettori scolastici di Crema e Cremona, delle Autorità comunali e di una grande folla di compaesani, venne appuntata al petto di Battista Bonizzi una medaglia di bronzo al Valor Civile . Gli fu anche consegnato un diploma per il “Premio della Bontà Livio Tempesta” insieme ad un assegno di lire 50.000, un libretto di risparmio con un primo deposito e una polizza Assicurativa.
Quel giorno, accanto al ragazzo e ai suoi familiari, c’era la piccola Elena coi suoi genitori.
Ora la piccola Elena Oliveri è diventata la signora Martellosio, abita a Pandino in via Leonardo da Vinci ed è madre di tre figli, ai quali, certamente, avrà spesso raccontato questa storia.
Ben presto la stampa, prima locale, poi nazionale si impossessò della notizia. Ne parlò anche il settimanale “Gente”, pubblicando una bella fotografia di salvata e salvatore.
Tutte pubblicazioni che Battistino ha conservato con venerazione e che ora mostra a chiunque desideri riandare a quei giorni lontani.
Dalla diffusione fatta attraverso la stampa, partirono altri Premi per il ragazzo. Fu infatti invitato a Milano, insieme al suo maestro, Domenico Invernizzi, per ritirare , durante una affollatissima manifestazione al Teatro Corso, il “Premio Alemagna”, consistente in un attestato e in una somma di denaro.
Poi ci fu il Diploma della “Fondazione Carnegie per atti di eroismo” con una medaglia di III° grado.
Da Faenza gli giunse una lettera in cui si diceva che il suo nome era stato scritto sul “Libro d’oro” della Casa del Clero.
Alcune riviste pubblicarono la sua foto in copertina, un po’ da tutte le parti gli arrivarono lettere di elogio e di amicizia . Gli scrissero autorità e scolaresche : ricordiamo una lettera dell’ on. Benvenuti e quella di una scolaresca di Venezia.
Una signora di Roma gli spedì una macchina fotografica in regalo.
Dopo tanto tempo , sono riuscita a rintracciare Battistino Bonizzi, che, insieme alla moglie Maria Grazia , è venuto a trovarmi : son passati trentotto anni da allora !
Adesso Battistino si fa chiamare Gianni ed abita a Milano.
E’ un uomo di cinquant’anni, alto, robusto, con tutti i capelli già bianchi. Mi racconta, un po’ commosso, quello che ignoravo della sua vita dopo quel lontano 1960.
Ha cominciato a lavorare appena terminate le scuole, prima come falegname presso Gerolamo Villa, poi alla “Vedemè” , sempre qui in paese e , in seguito, alla “Olivetti” di Crema.
Alla fine è approdato all’aeroporto di Linate, nel reparto SEA-Termodinamici , dove è rimasto fino al I° Maggio ’98, quando, avendo maturato trentacinque anni di lavoro, è andato in pensione.
Ma la sorpresa più grande per me è stata quella di sapere che si dedica , con buon successo, anche alla pittura. Frequenta regolarmente, da parecchio tempo, la Scuola Civica d’arte del Maestro Faruffini di Sesto San Giovanni.
Partecipa a mostre e mi fa leggere favorevoli giudizi di alcuni critici.
La sua è una pittura astratta, piena di significati, che si allacciano alla vita e agli avvenimenti dei nostri giorni. I suoi quadri sono una esplosione di colori e danno gioia agli occhi, ma fanno anche riflettere.
Scrive di lui Tina Lasco Nicolosi :
“Il suo è un mondo onirico e fiabesco. Non a caso egli ama affermare che il suo miglior compagno di viaggio è Chagal”.
“E’ ancora timido”, mi dice la moglie,” ma è buono come il pane e generoso...”
Insomma, in fondo al cuore , è ancora come il piccolo Battistino di un tempo.
“Cosa farai, così giovane ancora”, gli chiedo,” adesso che sei in pensione ?”
Mi risponde che “vuol girare un po’ “ e vuol dipingere, naturalmente, poiché questo lo riempie di gioia.
Ecco , questa è la storia di un ragazzino di Gradella tanto caro al mio cuore, che un giorno, senza rifletterci sopra neppure un istante, spinto solo da un istinto generoso, si buttò nella Roggia per salvare Elena “che pareva una bambola di pezza” in balia delle acque.
A me , anche se ha già cinquant’anni ed i capelli tutti bianchi, fa sempre tanta tenerezza e il ricordo di quel giorno ancora mi commuove.

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