domenica 10 febbraio 2008

FERIE D'AGOSTO

FERIE D’AGOSTO
(Anni ’60)
Pandino è vuoto. E’ ferragosto.
Ai tavolini dei caffè siede solo qualche malinconico avventore.
Le finestre delle case sono sbarrate e il sole picchia contro le imposte inutilmente. Per via Umberto, di tanto in tanto, passa qualche automobile carica di umanità sudata e stanca.
Il nostro paese è un po’ fuori mano, distanziato dalle grandi vie di comunicazione e con poche attrattive turistiche, se si toglie il Castello, tali da richiamare forestieri in massa.
Per le ferie d’agosto Pandino è soltanto dei pandinesi senza pretese, di quelli che si accontentano di poco: del temporale che giunge all’improvviso, della brezza che si alza, talvolta, verso sera, o della spruzzatina di pioggia che non riesce neppure a bagnare l’asfalto.
Più tardi, poi, davanti al televisore, i pandinesi rimasti in paese, guardano le immagini trasmesse sul video di incidenti stradali, di spiagge brulicanti, di città in cui pare non ci possa più entrare nemmeno uno spillo. E ringraziano il Signore della pace goduta nel piccolo giardino di casa, o nelle stradette tranquille all’ombra del campanile.
Dove sono andati i pandinesi durante le ferie?
Sarebbe interessante fare una statistica: quanti al mare, quanti ai monti, quanti all’estero.
E tra le località scelte, quali le preferite?
Molti, forse i più, hanno certo scelto le spiagge liguri o le coste adriatiche. Altri le valli bergamasche, la Valcamonica o il bellissimo Trentino.
C’è stato anche chi, invece, s’è accontentato di qualche giterella qua e là, un giorno al lago, un altro in montagna, un altro, magari...a Firenze.
Già, perché so di qualcuno che un bel mattino, prima ancora dell’alba, s’è messo in cammino per la città del Giglio.
Una vecchia macchinetta giudiziosa, un programmino ben fatto, alcune guide turistiche da consultare su musei, palazzi, curiosità fiorentine.
Cinque ore di viaggio... Cosa sono cinque ore? Il tempo di fare una cantatina, di raccontare tre barzellette e consumare uno spuntino...
Ma quando il sole comincia ad alzarsi da dietro le colline e l’Autostrada si mette a bollire, nella macchinetta si comincia a sospirare e la voglia di cantare vien meno.
Ma poi, finalmente, si arriva.
Quante cose ci si ripromette di fare, di vedere!
Già, ma è proprio l’entusiasmo che impedisce di notare, tra la marea dei cartelli, delle frecce, dei divieti, l’unico segnale che veramente interessi. E c’è un vigile, proprio lì, a portata di mano, che, invece, ha visto benissimo sia il cartello che la macchinetta targata Cremona.
Un fischio... un’imprecazione tra i denti...
Non c’è che dire...Ha ragione lui e bisogna pagare:
“Tremila, signori. “
“Scusi...”
“Grazie, buon viaggio”.
Il benvenuto nella città del Giglio non è troppo cordiale.
Pazienza!
Ed ora alla caccia di un parcheggio.. Eccolo! No, è già occupato... Forse là dietro...svelto...
Marcia...retromarcia...troppo tardi!
Così si va a casaccio per le strade super affollate, tra turisti col naso per aria, tenendo gli occhi sbarrati per timore di prender sotto qualcuno a destra o a sinistra.
Poi, se Dio vuole, si trova il posteggio, si scende, si afferrano libri e guide turistiche e si parte all’assalto di Piazza della Signoria: meta la Galleria degli Uffizi.
Gente che va, gente che viene, parlate in tutte le lingue, spintoni, calura, sudore, stanchezza.
C’è da fare la coda davanti ad ogni quadro...Che confusione!
Vien fatto di pensare con nostalgia alle stradelle riposanti attorno al campanile del paese lontano, al piccolo prato verde davanti a casa e si sente una gran voglia di tornare.
Addio Firenze, addio autostrada rovente sotto il solleone!
Si torna a casa con un sospiro di sollievo e si pensa con invidia a chi è rimasto a passeggiare per le strade deserte di Pandino e a chi si è seduto ai tavolini vuoti di un caffè, guardando pigramente le poche macchine di passaggio per via Umberto. Ce ne ricorderemo il prossimo ferragosto !

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