domenica 10 febbraio 2008

IL VIGILE BERTONI

IL VIGILE BERTONI
(Anno 1982)
Dopo diciotto anni di servizio, nei quali aveva fatto parte integrante dell’immagine del paese, il vigile Colombo Bertoni è andato in pensione
Sembra impossibile pensare a Pandino senza Bertoni in divisa, in moto o in bicicletta, per le vie principali con l’immancabile fischietto.
Sempre elegante nella sua divisa irreprensibile, cordiale e severo nello stesso tempo, ispirava simpatia e rispetto.
Profondo conoscitore della gente, aveva l’occhio attento per cogliere una situazione difficile, un caso umano particolare, un pericolo latente. E ogni volta sapeva intervenire senza timori e senza falsi pudori. L’abbiamo visto commuoversi per i dolori altrui, l’abbiamo sentito intervenire con forza per rimediare a un’ingiustizia ; non ha mai avuto timore di rendersi impopolare se poteva dare una mano a qualcuno, chiunque fosse.
Chi non ricorda, in paese, il povero Aldo “Tete”? Viveva solo, lui e il suo fiasco, nella casa ridotta peggio di una stalla. Ben pochi osavano avvicinarglisi.
Ma il vigile Bertoni, che lo visitava spesso, tanto disse e tanto fece, che riuscì a convincere le autorità ad intervenire ; il poveretto fu portato in ospedale, ripulito, disintossicato e per qualche tempo riuscì a vivere come un essere umano.
Poche cose sfuggivano all’occhio attento del nostro vigile: come quella volta quando, accortosi che alcuni ragazzini, in tempo di scuola, stavano per la strada a fumare qualcosa, non esitò un attimo. Sospettò che quella non fosse una innocente ( si fa per dire) sigaretta normale, come non era normale che non fossero in classe a quell’ora.
Immediatamente requisì lo “spinello”, segnalò il fatto alla scuola e avvertì le famiglie.
Tra i suoi ricordi più belli, il vigile Bertoni rammenta i giorni precedenti il natale, quando gli veniva affidato il compito di recapitare i pacchi dono del Comune. Ricorda le lacrime di Gino “Ganassa”, o quelle del vecchio “Pepo”, quando per la prima volta, dietro sua segnalazione, ebbero in dono il pacco natalizio. Essi si erano creduti dimenticati da tutti e invece avevano trovato un amico.
La vita di Colombo Bertoni è sempre stata piena di novità. Ha fatto di tutto.
E’ nato nel ’23 in una famiglia numerosa : ben tredici figli, cinque femmine e otto maschi. Egli era l’undicesimo. Mi dice ridendo :
“Ogni anno e mezzo nella mia famiglia nasceva un bambino”.
Il padre era un piccolo agricoltore, che però nelle ore libere, si adattava a fare di tutto, mentre la moglie, oltre a mungere le tre bestie che avevano nella stalla, metteva al mondo e allevava i figli e si prendeva , di tanto in tanto, anche altri bambini a balia. Ne ebbe quattro e li allattò e li crebbe insieme ai suoi.
Il signor Bertoni cominciò a lavorare a dodici anni come panettiere, poi andò a fare il manovale a Milano e lavorò in una segheria.
Fu chiamato militare nel ‘43, nel pieno della guerra. Dopo l’8 settembre venne fatto prigioniero dai tedeschi, a Rodi, e per sei mesi fu in un campo di concentramento a Morsburg, vicino a Monaco. Qui gli capitò un episodio che vale la pena ricordare. Il Campo conteneva ben 32.000 prigionieri, appartenenti a 18 nazioni diverse. Era immenso.
Un giorno ecco presentarsi un neozelandese, anch’egli prigioniero di guerra. Egli passa di gruppo in gruppo e chiede se c’è qualche italiano. Bertoni risponde :
“Io sono italiano”
“Di dove ?”
“Sono cremonese.”
Lo straniero parlava abbastanza bene la nostra lingua e insiste :
“Di dove ?”,
E Bertoni :
“Sono di Pandino, ma perché ?”
Il neozelandese quasi lo abbraccia :
“Io sono stato a Pandino, prigioniero nella prima guerra mondiale, lavoravo alla cascina col signor Bombelli...”
Bertoni conosce sia la cascina, quella del signor Scaramuzza, verso Nosadello , che il Bombelli. E gli pare quasi di aver ritrovato un pezzo del suo paese.
Il neozelandese è commosso, ricorda con affetto la nostra gente, dice di essere stato trattato con molta umanità ; lavorava come contadino e aveva fatto amicizia con la gente del posto. Erano passati tanti anni, ma il ricordo restava e anche la riconoscenza. Egli prende sotto la sua protezione il nostro Bertoni e, dato che loro, i prigionieri inglesi, erano assistiti dal loro governo anche nel campo tedesco e disponevano quasi di ogni ben di Dio, anche il nostro concittadino cominciò a soffrire meno la fame e poté contare sopra un vero amico.
Un altro colpo di fortuna lo ebbe quando nel Campo si cercò un panettiere per dare una mano all’unico fornaio di un paese vicino, che aveva perso il suo garzone : Bertoni si presentò, il mestiere lo conosceva, l’aveva imparato da ragazzo e lo fece volentieri e poi... poteva sfamarsi a volontà.
Quando giunsero gli americani, nel ’45, collaborò con loro per tre mesi prima di tornare, nell’agosto di quell’anno, finalmente a casa.
A Milano, dove si era nel frattempo stabilito, lavorò in una Casa editrice, poi per cinque anni fece il pasticcere e infine entrò come operaio in una ditta di macchine per ufficio. Da qui uscì, dopo dodici anni, con la qualifica di impiegato.
Nel frattempo si era sposato con una pandinese, la signora Pierina ed erano nati Roberto e Sergio.
Fu proprio per tornare alle origini che partecipò nel ’64 al concorso per Vigile indetto dal nostro Comune. E fu qui che ebbe il grande dolore di perdere il figlio Roberto in un incidente stradale. Roberto ha lasciato in casa Bertoni un vuoto che nessuno è più riuscito a colmare.
Adesso il nostro vigile è in pensione. Ha lavorato in tutto quarant’anni, ma anche ora, che di anni ne ha ormai più di settanta, è pieno di vitalità e di interesse per la gente.
Conosce tutti, in paese, e segue ciò che accade, giudica, consiglia, suggerisce, aiuta se necessario. Ha molta cura del suo pezzo di giardino e lo tiene come un gioiello. Pare persino che, segnalandoci i vari lavori compiuti in gioventù, ne abbia scordato uno: il giardiniere!
Che sia così, signor Bertoni?

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