IL PROFESSOR MANSTRETTA E LA SCUOLA CASEARIA
(Anno 1954 - 1998)
Bisogna andare indietro più di quarant’anni per trovare la data di nascita di questa scuola, che ha reso noto il nome di Pandino in tutte le regioni d’Italia e anche all’estero.
Era l’ottobre del 1954 ed era a Pandino da pochi anni un uomo che avrebbe animato la nostra vita paesana per circa un decennio : il professor Alfredo Manstretta.
Veniva dalla colline pavesi e, insieme alla moglie, si era stabilito a Pandino dopo aver avuto l’incarico di Preside della locale Scuola di Avviamento Professionale. Persona affabilissima, colta, spiritosa, si era fatto un’ampia cerchia di amici e, non avendo figli, si era dedicato con grande amore ad educare i ragazzi degli altri e a prepararli alla vita.
Proprio per questo, per prepararli meglio alla vita, dando loro una possibilità in più di lavoro, pensò che in una zona agricola come la nostra, con tanti prati e tanti allevamenti, con abbondante produzione di latte, avrebbe avuto successo una scuola che insegnasse a lavorare questo prodotto per ricavarne burro, formaggi e latticini.
Fu così che riuscì ad ottenere l’autorizzazione ad aprire la prima classe della Scuola Casearia, collegata, almeno nei primi tempi, all’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Viadana.
Per sette anni, fino al 1961, egli ne fu l’animatore entusiasta e la vide di anno in anno crescere e popolarsi di allievi, che arrivavano da ogni parte d’Italia.
Lo scopo della scuola era quello di preparare dei tecnici per la lavorazione del latte.
Quindi subito sorse, accanto ad essa, un caseificio, modesto, se si vuole, ma efficiente, che lavorava un solo quintale di latte al giorno. E, vicino al caseificio, ecco anche l’indispensabile laboratorio chimico e batteriologico.
A sostenere il professor Manstretta e ad aiutarlo anche praticamente, ci furono personalità del mondo scientifico e tecnologico nel campo lattiero-caseario, quali il Prof. Paolo Renko e il prof. Cesare Ghitti, che dirigerà poi la scuola , dopo Manstretta, fino a pochi anni fa.
Della piccola sede posta nel vecchio edificio scolastico, quello stesso che in questi giorni sta per essere demolito e ristrutturato per altre esigenze, si passò prima alla nuova Scuola e, dopo tante attese, al nuovo Caseificio con macchinari moderni e con un Laboratorio munito delle più sofisticate apparecchiature.
Il Caseificio era in grado di lavorare, fino a un paio d’anni fa, ben 100 quintali di latte al giorno.
A mano a mano che gli studenti terminavano la Scuola, che prima era di due soli anni di studio, poi di tre, essi trovavano immediatamente lavoro in grandi industrie del ramo, in Italia e anche all’estero.
I “latticini” , com’erano affettuosamente chiamati in paese i ragazzi dal camice bianco, non conoscevano disoccupazione.
Arrivavano da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero ; abbiamo avuto ragazzi indiani, algerini, spagnoli, svizzeri. Ci furono persino laureati russi, cecoslovacchi e sud - americani che vennero alla nostra scuola per perfezionarsi in alcune tecniche di caseificio.
Naturalmente questi studenti forestieri dovevano trovare in paese un alloggio. Ed ecco, allora, nascere il Convitto o Pensionato, fin dai primissimi anni, quando, suo custode, direttore e animatore fu don Raffaele Cordani, che tutti, in paese, certamente ricordano.
Il Convitto ebbe, all’inizio, vita tribolata . Dapprima fu ospitato in un vasto stanzone al pian terreno dell’ala nord del Castello : tante brande ammucchiate in un ambiente umido e scuro.
Ricordo una visita improvvisa del Provveditore agli studi di allora, il dottor Lepore, che era stato messo in allarme da una denuncia per le condizioni anti - igieniche del locale, e le sue insistenze perché io, da poco direttrice delle scuole elementari, mettessi a disposizione la palestra, temporaneamente, per sistemarvi il dormitorio.
Doveva essere, mi disse, per pochi mesi : andò avanti per anni, mettendo a disagio maestri e bambini.
Però, nel frattempo, si adattarono le ali nord ed est del Castello, sia al piano terra che a quello superiore, e il Convitto ebbe , finalmente, una sede bella e prestigiosa.
Attualmente questa sede è ritenuta insufficiente e inadatta e si torna a parlare di un Convitto nuovo, magari costruito appositamente. Chissà...
Accanto alla scuola Casearia si formò, quasi subito, l’Associazione ex - allievi.
Nel corso dei decenni molti di questi hanno raggiunto posizioni di grande rilievo in Italia, ma anche all’estero.
Alcuni, infatti, lavorano , o hanno lavorato, facendosi onore, in Germania, Francia, Belgio, Stati Uniti, Brasile, Venezuela, Messico, Argentina, Canadà, Libia, Somalia, Eritrea.
Per alcuni si sono aperte strade presso grandi industrie dolciarie. Ad altri è stata offerta la direzione di importanti centrali del latte, oppure, addirittura, di grandi organismi internazionali. Ricordiamo per tutti Renzo Gregori, delegato presso il M.E.C. a Bruxelles e Remo Stabile , ispettore della F.A.O. per l’America Latina.
Tutti questi ex - allievi, il cui collegamento è stato tenuto per anni dalla segretaria della scuola, l’ottima signora Carla Marenghi, quando necessitano di personale preparato, si rivolgono alla loro vecchia scuola, sicuri di trovare ciò di cui hanno bisogno.
E a loro, d’altra parte, si rivolge la scuola per ogni evenienza.
Gli ex - allievi si riuniscono tutti gli anni per una allegra e interessante giornata, a Pandino, presso il “loro” Convitto e così mantengono vivi i legami, anche d’affetto, con la vecchia scuola.
Ora, da un biennio, alla Scuola Casearia sono stati aggiunti due nuovi anni di studio, facoltativi, portandola, quindi, a livello di qualsiasi altro liceo e dando alla fine un diploma che permette agli allievi dichiarati “maturi” di iscriversi direttamente all’Università.
Il numero degli studenti frequentanti nell’anno 1997-98 è salito a cento, mentre nel Convitto sono ammessi 41 convittori a tempo pieno e 24 semi - convittori, i quali vi si fermano a studiare, a pranzo e a cena e tornano poi a dormire a casa propria.
Tutti sono assistiti, anche durante la notte, a turno, da otto istitutori, che provvedono, se necessario, a impartire, gratuitamente, lezioni specifiche per il recupero scolastico.
Il Convitto, questo complesso, che è motivo di vita per la scuola stessa, è stato diretto per ben 23 anni dal maestro Umberto Marinoni, proveniente da Credera, ma da quasi un quarto di secolo cittadino pandinese a tutti gli effetti.
Marinoni è andato in pensione da poco, nel giugno 1998, lasciando un ottimo ricordo di sé.
La sua figura autorevole e paterna insieme, il suo tratto signorile, la sua appassionata attenzione a tutti i problemi di carattere pratico o psicologico, l'avevano fatto stimare da superiori, colleghi e studenti.
Si occupava del Convitto come se esso fosse stato la “sua” casa, e dei ragazzi come se fossero stati i “suoi” figli. Era intransigente nei riguardi dell’ordine, della moralità, della disciplina, pur riuscendo sempre a comprendere le necessità di tutti e a intervenire nel migliore dei modi.
Il maestro Marinoni lascia certo un gran vuoto dietro di sé.
Da qualche tempo il Convitto si dibatte in alcune difficoltà dovute alla inadeguatezza dei locali del Castello. Ma si spera che esse vengano risolte in breve tempo, provvedendo ad un’altra sede più idonea ; perché se si dovesse chiudere il Convitto , la Scuola Casearia perderebbe gran parte degli allievi e , nel giro di pochi anni, potrebbe rischiare la chiusura.
Anche il nuovo Caseificio, realizzato con una rilevante spesa da parte del Comune, ha bisogno di riprendere vigore, sfruttando in pieno i modernissimi macchinari di cui è dotato.
Scuola, Convitto e Caseificio costituiscono il “fiore all’occhiello” della nostra Amministrazione Comunale e un vanto per tutto il paese.
Il nome di Pandino, proprio per merito di questa Scuola , si è diffuso in varie parti del mondo e spesso ditte al di là dei confini chiedono di poter contattare gli studenti dell’ultimo anno, ancor prima che essi sostengano gli esami finali. Nessuno di loro è rimasto mai senza lavoro da più di quarant’anni.
Sarebbe un vero “delitto”, quindi, rischiarne la chiusura, per vederla trasferita, magari, in altre località che, da sempre, ce la invidiano e che ogni tanto tornano alla carica per riuscire a strapparcela.
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