domenica 10 febbraio 2008

ROMANO BUZZONI E IL PALLIO DEL CASTELLO

ROMANO BUZZONI E IL PALIO DEL CASTELLO
(Anni 1980-1985)

Parlare col signor Buzzoni è come fare un tuffo nell’entusiasmo.
Ha sessantatré anni, ma è pieno di vita, di idee, di ricordi ; è un organizzatore nato, da sempre.
Fin da ragazzo pensava e realizzava feste, incontri, giochi nella sua terra natale, Ferrara.
Arrivato a Pandino, già nei primi anni ’70, si “buttò” per movimentare il paese, per richiamare gente, per far sorridere e stare in allegria.
Suo primo campo... di lavoro fu il Gruppo Sportivo IRIS.
“Che feste abbiamo organizzato ! Quanta gente accorreva anche da fuori paese”, racconta.
Poi vennero le “Majorettes”, che egli considera , quasi, il grande amore della sua vita. Tutto quello che organizzerà in seguito, lo farà per aiutare le Majorettes, per metterle in luce, per renderle famose. E ci riuscirà : ben presto furono note in molte regioni d’Italia e vennero richieste un po’ dappertutto.
Altrettanto aveva fatto, qualche anno prima, per la Banda Musicale :
“L’abbiamo tutta vestita a nuovo, noi, con le nostre iniziative e attrazioni. Anzi, le Majorettes sono nate proprio per dar lustro alla Banda”.
Quando si arriva al 1980, Buzzoni ha già preso la rincorsa, è pronto per gettarsi nel “sempre più difficile”. E pensa al Palio. Tutto il Consiglio delle Majorettes lo segue e collabora in modo disinteressato.
Due persone desidera che vengano qui ricordate per tutti : Luigi Villa e Carlito Feraboli. Il primo, in modo particolare, gli fu sempre vicino, non lo lasciò mai, su di lui Buzzoni poté sempre contare.
L’idea del Palio, che egli aveva già tutta nella mente, avendovi pensato per giorni e notti intere, si concretizzò durante una cena in un’osteria di Bisnate. Era presente un buon gruppo di collaboratori insieme ad Invernizzi, allora sindaco, che offrì l’appoggio della Amministrazione comunale.
Si doveva ricreare l’atmosfera della vita medioevale , dentro e fuori il Castello.
Non solo. A far da contorno alla manifestazione in costume, ci sarebbero stati, durante la giornata giochi, gare, rappresentazioni tra i rioni del paese, con sei squadre scelte e preparate con cura.
Le squadre avrebbero rappresentato le sei contrade , che erano quelle del Castello, del Luf, del Campo, del Cantunsel, degli Urtass e di Via Goito.
I personaggi del Palio, tutti giovani pandinesi, indossavano bellissimi costumi noleggiati a Milano, presso un costumista famoso.
I ragazzi dei rioni avevano il lavoro più faticoso : dovevano esercitarsi per giorni e giorni, provare e riprovare. Qualcuno, talvolta, si ritirava e allora bisognava cercare il sostituto e non era sempre facile.
Insomma, il Comitato, capitanato da Romano Buzzoni, era sempre in movimento.
Ma, dopo quasi un anno di lavoro, il Palio riusciva perfetto .
Una folla di forestieri gremiva le vie del paese, l’allegria era immensa.
“Che soddisfazione ! Che gioia per gli occhi e per il cuore !” dice Buzzoni.
La sfilata dei personaggi in costume si faceva di primo pomeriggio e c’erano vesti sfarzose e preziose, cavalli e cavalieri bardati di tutto punto e la gente applaudiva meravigliata.
Nell’ambito del Castello, poi, venivano allestiti gli stand dei commercianti e degli esercenti di Pandino e dei dintorni.
Negli ultimi anni di stand se ne contarono ben settanta. Ma, come dice l’organizzatore, una volta di domande di partecipazione ne giunsero ben centosettanta !
Il suo sogno era di accoglierle tutte e di sistemarle sul prato attorno al Castello. Ma non ebbe gli aiuti e i permessi necessari. E questo è rimasto un suo cruccio.
“Non ho guadagnato un centesimo per me. Ho solo lavorato, lavorato, lavorato. Ho trascurato il mio vivaio, i clienti, il mio mestiere di floricultore, Vivevo solo per il Palio. Ce l’avevo proprio nel sangue. Sono arrivato ad avere fino a centocinquanta collaboratori, movimentavo sei squadre con venticinque ragazzi ciascuna...Io, fiorista, ho costruito nel mio capannone tutte le strutture metalliche necessarie. Ho allestito cucine e ristorante con tavolate piene di gente che faceva la fila per una costata alla griglia , o per le mie salamelle sulla brace... Insomma, quella era la mia vita. Avrei voluto rinnovare il Palio per anni e anni, arricchendolo, pubblicizzandolo, movimentandolo con sempre nuove iniziative. Invece...”
Già, invece, come spesso accade, dopo cinque anni entusiasmanti, i fondi messi a disposizione andarono calando, i malintesi fecero capolino, qualcuno dissentiva, qualche altro si ritirava.
Così anche Romano Buzzoni tornò a fare soltanto il floricultore : riprese a potare alberi, sistemare giardini, vendere fiori. Ma il suo cuore è rimasto là, in Castello, tra stand affollati e personaggi in costume, con la Banda che suonava e le sue Majorettes, vivaci e colorate, che facevano esercizi sempre più affascinanti.
E’ proprio il caso di chiederci, da buoni pandinesi :
“Non sarà possibile rivivere quei giorni ? Chi può, provi a pensarci...”

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