lunedì 11 febbraio 2008

DANTE GROPPELLI

DANTE GROPPELLI, L’ “AMERICANO”


(Anno 1916-1998)

Non veniva dall’America, no !
E nemmeno c’era stato.
Eppure , quando si stabilì a Pandino, aprendo un negozio di “ferramenta” sull’angolo tra Via Umberto e la Circonvallazione sud, fu quasi subito “bollato” con questo soprannome, che , oltretutto, pare lo facesse felice.
Il soprannome glielo avevano dato all’Oratorio Maschile ai tempi di don Rino e di don Attilio, quando fu invitato a organizzare una squadra di calcio tra i ragazzi di allora, ai tempi di Grandini, Reduzzi e compagni.
Era solito dire :
“Forza, ragazzi, se ce la mettiamo tutta , vinciamo il campionato”.
E la cosa pareva tanto grossa e impossibile da essere giudicata, appunto, una “americanata” , come si usava dire a quei tempi.
Da ciò il soprannome affibbiato al signor Groppelli.
Da allora egli fu per tutti l’ ”Americano” e se qualcuno chiedeva dove poter acquistare un attrezzo, dal tagliaerba alla carriola, dalla pentola alle posate, dal piccone al chiodo, si rispondeva :
“Prova dall’Americano, vedrai che lo trovi...”
L’Americano, però, veniva da ,,,Trucazzano !
Era nato e cresciuto alla Cascina Rosina, la più grande della zona, vicino all’Adda, dove la famiglia Groppelli, vasta e patriarcale, conduceva un’azienda agricola.
Il signor Dante è della classe 1916 : una classe , sì, “di ferro”, ma sfortunata. Egli, infatti , si trovò a fare il soldato tra la Campagna d’Abissinia e la seconda guerra mondiale : partì da casa coi suoi coscritti nel 1936 e vi tornò nel 1943 !
Gli anni migliori della sua giovinezza li visse in grigioverde, prima in aviazione, poi nella contro- aerea e , infine, grazie alla sua esperienza di armi e motori, fu “istruttore d’armi” a Nettuno : una posizione invidiabile e rispettata, che gli permise di conoscere in anticipo ciò che poi successe , in caserma, quel nefasto 8 settembre ’43, giorno che seminò tanto disordine e dolore dovunque. Potè , quindi, raggiungere casa in tempo, risalendo mezza Italia allo sbando e riuscendo così ad evitare molte pericolose conseguenze.
A casa fu accolto a braccia aperte e si buttò nel lavoro in campagna , mentre il fratello e la sorella stavano tentando di terminare gli studi.
Durante gli anni passati sotto le armi egli aveva raggranellato dei risparmi e quando la sorella più giovane espresse il desiderio di specializzarsi in psicologia, non esitò a mettere il proprio gruzzolo a sua disposizione. Così Angela si laureò e fece tanta strada : attualmente vive ancora a Roma , fa parte, come laica, dell’Ordine religioso della Compagnia “Cardinal Ferrari” e non esita, alla bella età di 78 anni, ad imbarcarsi su un aereo per andare a tenere conferenze in ogni parte del mondo.
Quando celebrò il suo 50° di Consacrazione, nel ’92, chiese di poterlo fare a Pandino. E fu festa grande in casa Groppelli, con la prestigiosa presenza del Cardinale Silvestrini della Curia Vaticana.
Qui a Pandino la famiglia dell’Americano, con la dolcissima signora Albertina e coi figli Giovanni, Caterina e Pietro, fu subito di casa.
La nuova bottega di ferramenta è diventata, ben presto, quasi un “circolo”, dove amici e conoscenti entravano, si sedevano davanti al bancone e discutevano dei fatti del giorno.
La figlia ricorda, in particolare, una bella figura di donna, frequentatrice del negozio, la vecchia signora Righini, che veniva dal Cascinetto, parecchio lontano dal centro.
I figli la portavano ogni giorno alla prima messa in parrocchia con l’automobile. La lasciavano all’inizio del paese e la venivano a riprendere più tardi, quando la signora, sulla strada del ritorno, faceva la sua sosta obbligata da Groppelli, dove trovava sempre una sedia preparata per lei e dove il signor Dante era pronto a fare conversazione.
I tre ragazzi dell’Americano, svegli e intelligenti, erano continuamente stimolati dal padre, che non esitava a caricarli ogni domenica sulla “giardinetta” di famiglia per portarli in esplorazione nelle più belle località dei dintorni, o in montagna per lunghe camminate.
E quando i figli, crescendo, si appassionarono allo sci, che cosa fece il padre ?
Per riuscire a star con loro anche sulla neve, egli che, arrivato a 53 anni non aveva mai sciato, si mise a prendere lezioni di sci e per due estati se ne andò al Tonale ad esercitarsi, per poter tenere il ritmo dei suoi ragazzi.
E i libri che comperava per loro ! Quanti !
Giovanni, il dottor Giovanni, il più grande, alle scuole elementari ricordo che era chiamato “l’enciclopedico” , tanti erano i libri che leggeva e le notizie che assimilava, di cui, poi, faceva sfoggio in classe.
Le stesse cose , ora, il signor Dante le fa per i nipotini, che sono cinque : Silvia, Riccardo, Anna, Giorgio e Alberto. Appena hanno l’età per capire , li abbona al “Giornalino” e compra per loro tutti i fascicoli che le varie Case Editrici pubblicano per le ricerche sui più svariati argomenti.
Per loro, alla nascita , ha anche pensato di costituire un libretto bancario con un buon deposito, per dar modo a tutti, da grandi, di continuare gli studi fino all’università : è questo, infatti, il suo chiodo fisso !
Negli ultimi anni il signor Dante lo si vedeva spesso, quando l’artrosi non lo aveva ancora piegato in due, percorrere la Circonvallazione spingendo carrozzine , oppure tirando una corda a cui stavano legati un trattorino , o una macchinina guidati dai nipotini : un nonno perfetto, insomma.
Così lo descrive la figlia Rinuccia, ora fisiatra presso l’ospedale di Crema .
Mi dice :
“Ma la caratteristica migliore di mio padre è un’altra : è stato per trent’anni “lettore” sull’altare della Chiesa Parrocchiale alla prima messa di ogni domenica, con qualsiasi tempo, in qualsiasi periodo dell’anno, qualunque fosse il suo stato di salute.”
Lo ricordiamo bene noi pandinesi : sempre irreprensibile, in giacca e cravatta, col fazzolettino in tinta che affiorava dal taschino, con quella sua voce tonante e caratteristica ; anche ultimamente, quando per salire i gradini dell’altare doveva faticare ed aggrapparsi alla balaustra.
Nei giorni di festa si alzava di primo mattino, si vestiva di tutto punto, ordinato ed elegante come si conviene per andare nella Casa del Signore.
Poi telefonava ai figli :
“Io sono pronto, venite a prendermi.”
E guai se ritardavano.
Ora gli spiace che in Santuario non vi siano appigli per salire quei tre gradini. E poi, adesso, le gambe lo aiutano di meno e spesso ha bisogno del deambulatore per camminare.
Ha capito anche lui che ora tocca ad altri leggere la Parola del Signore.
Non me ne voglia, signor Groppelli, se, d’accordo con Rinuccia, le ho giocato questo tiro : spero lo gradisca. Il suo nome merita d’essere ricordato, anche se lei, “americano”, proprio del tutto pandinese non lo è.
Ma lo è diventato, non lo crede ? E a Pandino sono in molti a guardarla con simpatia e la sua storia, sono certa, verrà letta volentieri.
PANDINO ... IN MUSICA

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