IL “LAVATOIO”
(Anni ’40)
Un altro pezzo del nostro piccolo mondo, scomparso in questi giorni, è il “lavatoio” che stava sul Roggetto, in Via Circonvallazione, appena al di qua del ponte di via Castello, poco distante dalla “Busarola”, ora rinomata spaghetteria.
Qui c’erano, da sempre, alcuni scivoli di cemento al margine della strada, che scendevano fin sul pelo dell’acqua, protetti da una tettoia in ferro, che doveva riparare le lavandaie nei giorni di pioggia.
Le ricordo anch’io le lavandaie di quei tempi.
Arrivavano sul posto con grossi cesti pieni di biancheria e avevano braccia nude fino al gomito e gonne tirate su fino al ginocchio.
Giunte sul posto si piegavano sul cemento e immergevano i panni in acqua ad uno ad uno, li insaponavano, li strofinavano, li sbatacchiavano sugli scivoli con forza.
L’acqua del Roggetto, allora, era limpida e pulita, poiché nasceva, e nasce tuttora, dai fontanili, più a monte.
Le donne chiacchieravano e scherzavano tra di loro, a voce alta, qualcuna cantava, qualche altra faticava un po’ a stare in ginocchio e se ne lamentava, qualche altra ancora, un po’ distratta, si lasciava sfuggire i panni lungo la corrente. E allora era tutto un gridare perché chi stava più in là fermasse il panno che l’acqua veloce si stava portando via. E se il recupero era difficile, si entrava in acqua fino al ginocchio per rincorrerlo, prima che passasse sotto il ponte dell’Orobia, come allora si chiamava quella che ora è l’Enel, la cui centrale era proprio lì a due passi.
Dopo l’insaponatura , lo sbatacchiamento e i ripetuti risciacqui, i panni venivano strizzati a dovere e rimessi nel cesto. Si sarebbero poi stesi sulle grosse corde di canapa nei cortili, o , meglio ancora, nei prati, dove, sventolando al sole come bandiere allegre e variopinte, si sarebbero presto asciugati, conservando a lungo un inconfondibile fresco odor di pulito.
Anche questo, sia pur modesto, “pezzo” del nostro passato è sparito per far posto alle automobili, che non si sapeva più dove parcheggiare. Ora lo spazio c’è, e abbondante. Ma che peccato ! Vuol dire che la gente non sa più andare a piedi e tante cose che una volta, passando adagio, si potevano guardare ed ammirare, ora non si notano più.
Si va di fretta, sempre più di fretta. E anche il bucato, adesso, si fa in casa con macchine sempre più perfezionate, che non solo lavano, ma pure asciugano. Così pare che anche il sole, ora, non serva più !
Mi racconta Ernesto Silva, appassionato ricercatore di tutto ciò che riguarda la vecchia Pandino, che c’erano, un tempo, altri lavatoi sulle rogge pandinesi, come quello all’angolo della Scuola materna, quando la roggia non era ancora stata coperta ; oppure quello davanti al negozio di ferramenta di Groppelli, vicino al ponte dello “Spulverì”, quando la roggia divideva Via Garibaldi dalla Circonvallazione sud ; o quello sul Roggetto vicino alla fabbrica del ghiaccio ; o l’altro, in fondo a via Milano, che il tintore Colombo usava durante le varie fasi del suo lavoro.
Tutti scomparsi : l’ultimo a resistere, anche se ormai inutilizzato, era quello accanto alla “Busarola” .
Ed ora anche quello non c’è più .
domenica 10 febbraio 2008
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