LA FABBRICA DEL GHIACCIO
(Anni ’40 e ’50)
In questi giorni si sta abbattendo sulla curva nord-est della Circonvallazione un fabbricato, noto come “la fabbrica del ghiaccio”, che ha una lunga storia nella memoria della gente pandinese.
Da decenni non era più adibito a tale scopo : era stato trasformato in un’officina e in una casa di abitazione.
Questa “fabbrica del ghiaccio”, però, mi ha sempre incuriosito, sicché sono andata alla ricerca di qualcuno che me ne potesse parlare. Ho trovato una vera fonte di ricordi in Domenico Invernizzi.
Egli mi ha fotografato un periodo di quella storia nella quale lui, ragazzetto , è stato coinvolto direttamente.
La famiglia Invernizzi gestiva, allora, una latteria in via Umberto I° ed egli aveva l’incarico di provvedere, ogni giorno, al ritiro del latte presso la stalla dei Vanni, in via Cesare Battisti, e all’acquisto della stecca di ghiaccio da porre nella ghiacciaia per la buona conservazione dei prodotti in vendita.
Egli eseguiva le due operazioni servendosi di un carrettino a mano, su cui caricava, di volta in volta, sia il bidone del latte, sia il pezzo di ghiaccio che il signor Alzani, proprietario della fabbrica, gli avvolgeva in un sacco di iuta.
Il ritiro del latte alla stalla era operazione giornaliera, da eseguire sempre alla stessa ora. Poi col bidoncino tiepido e fumante, egli si fermava sul primo angolo di strada, dove ora sta Silva Arredamenti con la sua esposizione di mobili, e lì arrivavano le donne dei cortili vicini, col loro pentolino, a comprare il latte.
Il ragazzetto lo misurava col mezzo litro e poi segnava sul notes dei conti, il nome di chi comprava e la quantità di latte consegnata.
Come si usava una volta, il pagamento si liquidava settimanalmente, o , addirittura, una volta al mese.
Invernizzi racconta, ora divertito, di quella volta che , andando un po’ di fretta, dato che aveva perso tempo in oratorio a tirare quattro calci al pallone, gli avvenne che , nell’imboccare via Milano, il carrettino si ribaltò e il bidone si capovolse, spargendo tutto il latte sul selciato.
Grande costernazione del ragazzo, che già pensava alle conseguenze in famiglia, e grande accorrere di tutti i gatti del rione che se ne fecero una scorpacciata.
Lo stesso carrettino, spinto a mano, Invernizzi lo usava anche per andare ad acquistare il ghiaccio.
Arrivato alla “fabbrica” gli piaceva ascoltare il suono forte e ritmato dei macchinari, in un ambiente sempre fresco e semibuio. La grande ruota a pale sul Roggetto, girando con la forza della corrente, muoveva tutto l’impianto, che, al ragazzo, allora, sembrava imponente.
Nei lunghi tubi entrava a fiotti l’acqua che, dopo vari passaggi, usciva trasformata in grosse stecche di ghiaccio, grondanti e scintillanti. Il signor Alzani, con prontezza, le afferrava , le tagliava di netto e le faceva depositare in un cassone.
A quei tempi non c’erano frigoriferi nelle abitazioni e solo nelle case dei più abbienti si possedeva una piccola ghiacciaia, una specie di cassetta ben sigillata, ermeticamente chiusa, in cui il pezzo di ghiaccio durava per qualche giorno, permettendo la buona conservazione degli alimenti.
Nei negozi la ghiacciaia era più grande, naturalmente, e di ghiaccio ne occorreva di più. La “fabbrica”, quindi, era sempre in azione.
Ora anche questo ultimo ricordo di un tempo passato è scomparso. La casa è stata ristrutturata e lì accanto, appena superato il ponte, si aprirà presto una strada ampia e scorrevole che, costeggiando il Roggetto, uscirà alle spalle del nuovo Santuario, liberando dal traffico e quindi dal pericolo, l’uscita delle tre scuole che si affacciano sulla Circonvallazione.
Una bella realizzazione che entrerà a far parte della “Pandino 2000”, ma che avrà cancellato, purtroppo, un altro pezzo della nostra storia.
domenica 10 febbraio 2008
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