L’AVVENTURA ROMANA
(Anno 1996)
Nella storia del nostro Santuario della Madonna del Riposo, c’è un giorno che non può essere dimenticato: il 6 maggio 1996, data dell’ “avventura romana”.
L’idea di portare a Roma la statua quattrocentesca, appena restaurata, della Vergine del Riposo, era nata quasi in sordina. C’erano, però, molti dubbi.
Era proprio opportuno farle fare un simile viaggio? La statua non ne avrebbe sofferto? E poi nella gran folla, che sempre invade Piazza San Pietro durante le udienze del Papa, che parte potevano avere i pandinesi?
Ma l’entusiasmo, a poco a poco, invase tutti.
A Roma si trovò subito l’appoggio incondizionato del nostro compaesano don Franco Follo, che dal 1983 fa parte della segreteria di Stato del Vaticano.
“Non preoccupatevi, qui a Roma organizzo tutto io”.
Anche il Vescovo di Cremona, mons. Giulio Nicolini, che aveva molta dimestichezza con la Sede romana, approvò l’idea e si offrì di accompagnare i pandinesi nel loro viaggio.
Don Massimo, don Angelo e i collaboratori più stretti della parrocchia, abbatterono gli ultimi dubbi di don Gino. E così un centinaio di persone con ogni mezzo, treno, pullman, aereo, automobili private, giunse nella capitale ed accolse la nostra statua che, tra mille attenzioni ed ansie, arrivò puntuale in Piazza San Pietro.
Ai pandinesi don Franco aveva riservato un posto speciale. Sopra la gradinata, davanti alla basilica, essi potevano godere di una panoramica stupenda sulla marea di gente arrivata per l’udienza pontificia da ogni parte del mondo.
Qui, si sperava, sarebbe anche passato il Papa e chissà...
Ma la realtà ha superato ogni aspettativa: il Papa, addirittura si è fermato, ha parlato coi pandinesi, ha baciato per tre volte la nostra Madonna.
Una semplice statua che alla fine del lontano 1400 un ignoto artigiano ha scolpito nel legno, ripetendo l’atteggiamento e l’espressione del volto, che Tomaso aveva descritto dopo l’Apparizione ; una statua che era stata ospitata per secoli in quello che ora è il rudere cadente che ancora sta lì, sulla curva della strada per Agnadello ; quella statua che avremmo portato in trionfo nel nuovo Santuario che stava sorgendo.
Quella statua era lì, sotto il sole di Roma, con tanta gente davanti e col Papa chino davanti ad essa per baciarla!
Un trionfo che ha strappato lacrime di commozione a tutti i presenti.
E noi rimasti a casa? Ci siamo ritrovati soli, senza la Madonna e senza preti, o quasi.
Ho detto “quasi” perché il Parroco ha fatto il prete volante, anche se, invece dell’aereo (ve lo dico in un orecchio, pare che abbia paura di volare!), si è servito del “Pendolino”: tante ore di viaggio e poche di sosta a Roma. Ma lui, proprio lui, non poteva assolutamente mancare. E don Agostino, suo fratello, giunto appositamente da Viadana, l’ha sostituito egregiamente.
Così noi, rimasti a casa, non abbiamo potuto far altro che pensare, con un po’ di rammarico, a coloro che erano là.
Appunto col pensiero fisso a Piazza San Pietro, io, verso mezzogiorno, stavo cercando con mio figlio di localizzare una rete televisiva che fosse collegata con l’udienza papale.
Finalmente l’abbiamo trovata, ma la trasmissione era già in corso: il Papa stava parlando in spagnolo, poi parlò in russo, poi in cecoslovacco e infine in polacco.
Ogni tanto sul video veniva inquadrata la folla. Ci siamo chiesti:
“Chissà dove saranno i pandinesi... E la Madonna dove sarà?”
Ad un certo punto io temetti che il saluto agli italiani il Papa l’avesse già letto all’inizio dell’udienza.
E invece no.
Ecco che un Monsignore al microfono comincia a citare i nomi dei gruppi italiani presenti. Prima nomina tante parrocchie del Veneto, poi passa alla provincia di Bergamo e a quella di Brescia, e poi ecco, finalmente, il nome che aspettavamo: “La Parrocchia Santa Margherita di Pandino, provincia di Cremona, accompagnata dal Vescovo Nicolini”.
A questo punto in casa mia suona il telefono: una voce sconosciuta, un po’ titubante, mi dice:
“Sono tutta agitata, signora, ho bisogno di parlare con qualcuno. Sta pensando anche lei a quello che penso io?”
Poi la signora si presenta, la riconosco, la vedo spesso alla messa mattutina.
“Penso ai nostri pandinesi a Roma”, continua la signora.
“Certo, ci penso anch’io, anzi, sto vedendo alla TV la Piazza San Pietro proprio in questo momento.”
E le dò in fretta le istruzioni per sintonizzarsi sulla rete lodigiana.
La signora è commossa, lo sono anch’io.
Poi il Papa riprende a parlare e, giunto alla Parrocchia Santa Margherita, cita la nostra statua quattrocentesca della Madonna del Riposo e il nostro Santuario in costruzione.
A questo punto la trasmissione si interrompe così non vediamo il Papa che bacia, come sapremo l’indomani, la nostra Madonna, che benedice i pandinesi e che posa con loro per la foto ricordo. Immaginiamo, però, l’entusiasmo dei nostri centoventi compaesani. Anche noi eravamo felici: i nostri cuori erano con loro e non importava se centinaia e centinaia di chilometri ci separavano.
Abbiamo avuto anche noi, qui a casa, il nostro...attimo di gloria: i nomi di Pandino, della Madonna del Riposo e del nostro nuovo Santuario li ha pronunciati il Papa stesso, davanti a gente di ogni parte del mondo.
martedì 12 febbraio 2008
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