domenica 10 febbraio 2008

...E IL MIO GENERALE VENNE A CERCARMI

...E IL MIO GENERALE VENNE A CERCARMI
(Anno 1985)
Emanuele Griffini, novant’anni, si poteva considerare un vecchio pandinese di adozione: per più di un decennio era stato ospite della nostra Casa di riposo, proveniente da Zelo Buonpersico. Aveva una storia molto interessante alle spalle e la raccontava volentieri, soprattutto nei bar del paese, dove c’era sempre qualcuno che gli offriva un bicchiere per il gusto di ascoltarlo.
Quando scoppiò la prima Guerra mondiale, Emanuele era militare di leva da pochi mesi. Fu subito spedito al fronte col 7° Bersaglieri ciclisti. Fece tutta la campagna di guerra fino alla presa di Gorizia, nel ’16, e lì fu ferito ad un braccio e ad una gamba, quella che ancora lo faceva zoppicare.
Fu inviato in un ospedale militare e curato e, appena fu in grado di riprendere in mano il fucile, venne rimandato al fronte.
Si era nel 1917, un brutto anno per l’Italia. Fu così che venne coinvolto nella ritirata di Caporetto, preso dagli austriaci, fatto prigioniero e spedito in un campo di concentramento presso Monaco.
Era sempre stato contadino e quando un generale tedesco, che aveva una fattoria nelle vicinanze, chiese l’opera di un prigioniero italiano, egli si offrì subito.
Il generale si chiamava Teika e viveva nella tenuta con la moglie e tre figli bambini.
Il signor Emanuele visse con loro per tredici mesi, guadagnandosi affetto e stima. Poi venne l’armistizio e anch’egli poté tornarsene a casa.
La sua famiglia abitava a Paullo e lavorava i campi.
Era sposato da soli tre mesi, quando un distinto signore con automobile straniera, capita a Paullo e chiede in giro di un certo Emanuele Griffini.
Gira e rigira, finalmente lo trova.
“Mi riconosci? “gli chiede il forestiero e gli butta le braccia al collo.
Era il “suo” generale! Era venuto in Italia perché gli era morto un fratello, prelato della Curia torinese.
“Non potevo andar via dall’Italia senza cercare Emanuele!”, dice.
Passano gli anni. Il signor Griffini si trasferisce con la moglie e col figlio Mario, che essi avevano adottato ancora in fasce, a Bisnate di Zelo Buonpersico, un piccolo centro appena al di là del ponte sull’Adda.
Il tempo passa in fretta. Scoppia la seconda guerra mondiale, il figlio parte militare e viene inviato in Russia.
A Bisnate, vicino al ponte, si stabilisce un comando tedesco. Il nostro amico ora fa il trattorista proprio a ridosso del fiume, nell’azienda del dottor Taccani, farmacista di Pandino.
Un giorno si sparge la voce che i tedeschi stanno cercando, per conto di un capitano, un certo Emanuele. Egli è sull’aia quando sente gridare il suo nome.
Un capitano della Wehrmacht gli corre incontro e gli dice :
“Non mi conosci più, Emanuele?”
“Come facevo a riconoscerlo, era un bambino, allora...”
Si trattava di Joseph, il figlio del suo generale.
“Era venuto a cercarmi, glielo aveva detto suo padre che stavo da queste parti. Mi ha fatto un grande piacere vederlo...”
Gli venivano le lacrime agli occhi tanto era commosso, ogni volta che lo raccontava.
Il signor Emanuele viveva di ricordi. Aveva perso la moglie dieci anni prima, mentre il figlio gli era morto appena finita la guerra: era tornato malato dalla campagna di Russia e non aveva resistito a lungo. Egli non aveva parenti vicini. Per questo da dieci anni era ospite della nostra Casa di Riposo. Qui era sereno.
Diceva Suor Angiolina, l’angelo protettore degli anziani ospiti: “E’ sempre contento di tutto. E’ un uomo d’oro!”
Anche quel giorno il signor Emanuele, dopo avermi raccontato la sua storia, era uscito, come sempre dalla Casa di Riposo. Aveva sicuramente raggiunto il Bar Sport, dove contava tanti amici, e qualcuno gli avrà certamente offerto un bicchiere di vino, o magari due, così la lingua si scioglieva più facilmente e i ricordi ritornavano, tutti insieme, a rallegrare anche chi di motivi per essere allegro, ne aveva ormai ben pochi.
Ma non occorre molto, a volte, per ritrovare la serenità !

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