domenica 10 febbraio 2008

LE CLASSI DELLA NEVE

LE CLASSI DELLA NEVE
(Anno 1970-1974)
Uno degli esperimenti più belli nella nostra scuola elementare negli anni ‘60-’70, è sicuramente quello delle Classi della neve”.
A Pandino si iniziò a parlarne nel 1970, dopo il primo tentativo, giudicato positivo, di alcune classi di Crema. I problemi da risolvere erano molti, per
questo anche da noi si cominciò con l’interpellare genitori e maestri.
Occorrevano, prima di tutto, insegnanti disposti a star lontani da casa per circa tre settimane e questo, soprattutto per le maestre con famiglia, rappresentava un problema.
Poi si doveva inviare in montagna la classe al completo, era un principio fondamentale: nessuno doveva essere escluso per motivi finanziari. Valeva solo il divieto del medico, che poteva non dare il parere favorevole per motivi di salute.
Terzo problema era l’importo del contributo da richiedere alle famiglie per viaggio, albergo, attrezzatura e abbigliamento dei ragazzi.
Come responsabile della Direzione Didattica feci inviare numerose lettere ad Enti e a persone abbienti chiedendo sovvenzioni per alleggerire le spese e permettere a tutti di partecipare.
Qualcuno rispose con generosità. Ricordo l’applauso che accolse la notizia che il signor Mario Bocchi, per primo, aveva versato ben 150.000 lire! La cifra sarebbe bastata per coprire le spese d’albergo di sei bambini, dato che la retta individuale complessiva, in quel 1971, era di ben...25.000 lire!
All’abbigliamento e all’attrezzatura da sci si provvide dandosi da fare con prestiti e noleggi.
La maestra della quinta femminile di quell’anno era Franchina Agosti, che accettò, anche se con un po’ di trepidazione, di tentare l’esperimento. Al suo fianco fu posto il maestro Renzo Lazzaretti, che era anche il segretario del Patronato scolastico e che doveva gestire il tutto.
E così, a metà gennaio, la scolaresca partì per la Mendola, alloggiando in un bell’albergo del Centro Culturale dell’Università Cattolica.
In un vecchio giornale dell’epoca, ho trovato l’elenco delle alunne di quella classe quinta.
Eccolo: Pinuccia Bianchessi, Luisa Brambilla, Angela Busani, Bruna Cassani, Angela Fedeli, Carla Galli, Giuseppina Giavardi, Angela Luppo, Antonella Manzini, Rosella Manzoni, Giovanna Orsini, Graziella Parietti, Marilena Pontiggia, Maria Grazia Villa, Giovanna Spoldi, Annamaria Zucchetti, Angela Valsecchi, Carla Rossetti.
C’è anche una bella fotografia di gruppo: che nostalgia vedendo tutti quei visetti ridenti!
La vita alla Mendola si svolgeva così: al mattino sveglia a suon di musica, poi colazione e subito sui campi di sci, dopo una bella camminata in pineta. Ritorno per il pranzo, riposo in camera per un paio d’ore e poi lezioni scolastiche, proprio come se si fosse stati nella propria aula a Pandino. Dopo cena proiezione di films, oppure giochi in comune, o canti, o spettacoli.
La buona notte la dava ancora la musica, mentre la maestra passava di lettino in lettino a rimboccare le coperte con un ultimo sorriso.
La vita in comune rafforzava i vincoli d’amicizia e di solidarietà ; l’albergo abituava all’ordine, al rispetto degli altri e alla cortesia: i campi di neve davano colorito alle guance e appetiti formidabili.
A metà del soggiorno si organizzava un pullman per i parenti che desideravano constatare di persona il buon andamento dell’esperimento.
Dopo la Mendola, venne il soggiorno a Pejo per un paio d’anni e poi a Schilpario.
A metà degli anni ’70 la retta aumentò: dalle 25.000 per venti giorni, si passò alle 60.000 per due settimane.
Alla Direzione della scuola divenne sempre più difficile ottenere sovvenzioni, anche se si cominciava un anno prima a suggerire ai bambini di risparmiare, evitando spese inutili, per fare in modo di non gravare troppo sulle famiglie.
Così l’iniziativa un po’ per volta si esaurì: le difficoltà finanziarie erano diventate davvero eccessive.
Ma quei giorni sulla neve furono bellissimi e spero proprio che chi li ha vissuti non li abbia mai dimenticati.

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