domenica 10 febbraio 2008

BRUNO ROSA, IL MARATONETA

BRUNO ROSA, IL MARATONETA
(Anni ‘80- ’90)

Per parlare di Bruno Rosa, ex vigile pandinese a tutti noto, devo cominciare da molto lontano.
Nel titolo ho messo - Bruno Rosa, il maratoneta -.
Non tutti, forse, ricordano quel brano di storia, studiato a scuola, sulla battaglia di Maratona del 490 avanti Cristo, combattuta tra l’esercito greco, molto modesto per numero, e l’esercito persiano infinitamente più forte. Al comando dei Greci stava Milziade, il quale sapeva che dall’esito della battaglia dipendeva la sorte della sua patria.
La furiosa lotta fu vinta dai greci, i quali erano ansiosi di comunicare subito ad Atene la bella notizia.
Non c’erano, allora, telefoni, telegrafi o radio : occorreva che qualcuno “volasse” in città , dove la gente stava in trepida attesa.
Si offrì per l’impresa un soldato, Filippide, che si mise di corsa senza un attimo di esitazione.
La distanza tra le due località, Maratona e Atene, era esattamente di 42 chilometri e 175 metri.
Filippide arrivò davanti ai capi della città col cuore in tumulto : diede la splendida notizia e crollò a terra, morto.
Nel secolo scorso, nel 1896, il governo greco volle ricordare lo storico avvenimento onorando il sacrificio di Filippide e istituì una gara di corsa esattamente di chilometri 42,175, chiamandola “Maratona”. Essa è poi entrata anche nelle moderne Olimpiadi, come gara internazionale.
Ebbene, il nostro ex - vigile che mai, mi dice, aveva fatto più di cento metri di corsa, (amava, invece, la bicicletta e partecipava a numerose gare), si lasciò tentare da cinque amici e nel 1989 partì con loro per New Jork !
I cinque amici erano : Giulio Valota, Sergio Gaidolfi, Felice Moretti, Giovanni Mariconti e Francesco Mazzini.
Massaggiatore... d’eccezione era Camillo Fappani, che di gambe di atleti un po’ se ne intendeva, avendo massaggiato per anni i muscoli dei giocatori di calcio della Luisiana. Camillo è morto prematuramente nello scorso giugno.
Ma chi era questo...incosciente, che, da un giorno all’altro si buttava in una simile avventura ?
Bruno Rosa non è un nativo pandinese : qui ha solo trovato la donna del cuore . E’ diventato pandinese per amore della bella Rosa Fiori, (più fiore di così !), che è sua moglie dal lontano 1963.
Per lei lasciò anche l’Arma dei Carabinieri, dove militava dal ’58, dato che allora c’era nell’Arma un limite che egli non poteva accettare : sposarsi solo dopo i trent’anni.
Bruno Rosa è nato nel 1936 in Abruzzo, “ma solo per caso”, dice. Suo padre era una guardia forestale e si spostava spesso. Aveva solo due anni quando il padre venne richiamato e inviato in Africa Orientale. Ne tornerà nel 1946, dopo una lunga prigionia nei campi inglesi.
I tre piccoli Rosa, Bruno e due sorelle, durante l’assenza del padre seguirono la mamma in Sardegna, presso i nonni.
Al ritorno del padre la famiglia riprende la via dell’Abruzzo, poi passa nel Lazio, sempre a causa degli spostamenti di lavoro.
A ventidue anni Bruno Rosa decide di entrare nell’Arma dei Carabinieri e frequenta la Scuola Allievi di Torino e, dopo una sosta a Brescia, approda a Pandino, dove, una volta congedatosi, vince un concorso per vigile urbano. A Pandino lavora fino al ’91, quando chiede il pensionamento.
Quella prima Maratona di New Jork dell’ ’89, egli la porta impressa in modo indelebile nel cuore.
Mi racconta :
“Dicevo tra me - Io provo, tutt’al più mi fermo : nessuno mi conosce... non debbo vergognarmi...- Eravamo in 32.000 e venivamo da ogni parte del mondo. Accanto a me avevo dei giapponesi. Più che sorriderci non facevamo... Avevamo a disposizione un tempo massimo di quindici ore, si partiva dal Ponte di Terrazzano e si doveva arrivare in Central Park per un totale di 42 chilometri e 175 metri”.
Continua sorridendo :
“E invece mi sono trovato in Central Park ! Non avevo il coraggio di guardare l’orologio, Mi erano bastate 4 ore e 12 minuti ! Da non crederci ! Mi sono messo a piangere come un bambino...”
L’anno dopo con Mazzini va a Berlino : una Maratona molto significativa. Si festeggiava la caduta del “muro”.
E poi nel ’91 è con Valota a Londra e così via. Dice :
“Dal ’91 ad oggi di Maratone ne ho fatto 28 . Vorrei riuscire a farne 50, prima di arrivare ai settant’anni, età oltre la quale è consigliabile fermarsi”.
Il suo tempo record lo raggiunse a Firenze nel 1992, con 3 ore e 25 minuti : la bella foto che pubblichiamo lo ritrae sul traguardo.
Tra i riconoscimenti più importanti c’è una targa vinta da Rosa nel 1993 a Ferrara, quando si piazzò Primo nel Campionato Provinciale di Maratona.
Gli chiedo : “Ma la stanchezza durante la gara , non la sente ? Non si è mai ritirato ?”
“La crisi di affaticamento la si avverte dopo i primi trenta chilometri, vien proprio la tentazione di buttarsi a terra e di farla finita. Ci vuole molta forza di volontà per continuare. Mi sono ritirato due volte, a Torino e a Cesano Boscone, per crampi”.
“E gli allenamenti dove li fa ?”
“Qui, al Campo sportivo, girando attorno al perimetro per chilometri e chilometri, oppure, su strade normali, arrivando fino a Settala , all’incrocio - Quattro venti -, e ritorno. Sono in tutto trentatré chilometri. Sia l’allenamento che le gare arricchiscono anche spiritualmente : si è in silenzio, soli, non distratti da altro. La mente può pensare in libertà. Io penso e prego. E’ facile pensare a Dio e riflettere in quelle ore di solitudine.”
Il signor Rosa mi racconta anche di una bella esperienza che vive ogni anno a Foglizzo, nel Canavese, presso i Salesiani.
A fine agosto essi organizzano i “quattro giorni di Foglizzo”, una manifestazione di podismo di carattere internazionale.
Di solito vi partecipano circa quattrocento podisti con relative famiglie, ospitate dai Salesiani e dagli abitanti del paese. In quei giorni si corre attraverso boschi e vigneti, in un ambiente naturale bellissimo.
Una volta con gli amici Valota, Gaidolfi e Mazzini ha fatto quattro Maratone, correndo per quattro ore e mezzo al giorno, nella zona di Foglizzo.
Quest’anno andrà per la decima volta a questo ritiro, che ritempra contemporaneamente anima e corpo, e gli verrà consegnata una medaglia d’oro riservata ai fedelissimi .
Bruno Rosa è felice della scelta che fece nove anni fa e dice :
“E’ uno sport bellissimo e tutto particolare. Non c’è alcun guadagno, c’è solo una grande passione, un gran senso di fratellanza ; ti senti solo e piccolo in mezzo ai trentamila che , di solito, corrono con te. Te li senti tutti vicini, cinesi, giapponesi, americani, russi, africani. Siamo tutti uguali e poi, come ho detto, ti senti più vicino a Dio, hai tempo per pregare e per riflettere”.
Ecco, questo è il nostro Bruno Rosa, maratoneta semplice e silenzioso, che coltiva il senso dell’amicizia e che sa stringere i denti, quando è necessario, e vincere.
Per passione, solo per passione...

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