domenica 10 febbraio 2008

ERMINIO MERICI

Erminio Merici pittore
(Anno 1998)
La famiglia Merici è una delle più antiche di Pandino : risalendo fino ai bisnonni di Erminio Merici, si scopre che erano tutti falegnami, e falegnami provetti. Oltre i mobili, costruivano anche carri e carretti agricoli.. Erano grandi lavoratori ed erano riusciti a darsi, nel corso di vari decenni, una buona posizione finanziaria.
Erminio Merici, classe 1927, visse i primi anni della sua vita nell’agiatezza, anche se i suoi genitori e i nonni, abituati a lavorar sodo, mal tolleravano che i figli avessero troppi grilli per la testa.
In una famiglia così, un ragazzino che stava ore ed ore a disegnare, o che frequentava di nascosto la bottega - studio di un uomo come Marius Stroppa, in una delle torri del Castello, era una grande delusione ; bisognava raddrizzarlo, insegnargli un lavoro vero, levargli certe idee balzane dalla mente.
I Merici abitavano, allora , nel cortile che adesso è dei Cornalba, sull’angolo tra Via Castello e Via Circonvallazione. Appena poteva il ragazzino correva in Castello, saliva sulla torre di sud - est e se ne stava ore ed ore a guardare Marius lavorare, dipingere, preparare scenografie, far progetti architettonici.
La madre, sospettosa, lo spiava stando nascosta dietro l’angolo della casa e quando egli, sapendosi osservato, tirava diritto verso Via Umberto, la donna, tranquillizzata, tornava in casa. Era allora che Erminio Merici, voltandosi di scatto, ritornava di corsa sui suoi passi e spariva all’interno del Castello, salendo i gradini sconnessi della Torre, dove Marius gli aveva riservato un angolo tutto per lui, vicino ad una finestra che guardava sul prato.
Ma il primo vero scopritore del talento del bambino fu il Curato dell’epoca, don Battista Restelli, un prete musicista col cuore di poeta.
Un giorno il piccolo Erminio aveva fatto un quadretto e l’aveva dipinto coi colori che suo padre usava per i fregi sui carretti, poi lo portò in Oratorio e lo mostrò a don Battista, il quale gli disse :
“Guarda che ci sono altri colori che si possono usare, il lavoro ti verrà meglio...”
E si offrì di aiutarlo, comprandogli i primi tubetti di pittura.
Merici conserva per don Battista una grande riconoscenza. Lui e Marius, dice, furono i suoi primi maestri.
Ricorda anche un altro episodio della sua vita di ragazzo, che sta a indicare quanto poco la gente stimasse chi “perdeva tempo” a dipingere.
Aveva quindici anni e si trovava su un viottolo di campagna, a Vaiano Cremasco, intento a ritrarre un paesaggio. Ad un tratto sente un rumore dietro di sé. Si volta : è una vecchietta che si tira dietro, a fatica, una fascina.
La donna si ferma alle sue spalle e lo osserva per un po’, in silenzio. Poi, scuotendo il capo, borbotta :
“Putost che fa del mal...” e se ne va.
Questa era l’atmosfera che circondava il ragazzo Merici : diffidenza e compatimento.
Ma egli sentiva di avere in sé qualcosa cui non poteva rinunciare e quando entrava da Marius, gli pareva di varcare la soglia di un Santuario.
Marius era strano, i bambini lo scherzavano, chiamandolo Marius - machina, gli adulti lo compativano. Ma il ragazzo ne era incantato.
Fu per il suo intervento che il giovane Erminio, appena finita la guerra, cominciò a frequentare la Scuola d’Arte a Milano. Al mattino seguiva le lezioni, come esterno, presso l’Accademia Cimabue di via S. Calimero ; al pomeriggio lavorava con gli scenografi, tutti professori di Brera o impegnati presso il teatro La Scala e alla sera frequentava , iscritto regolarmente, la Scuola di Architettura e Scenografia del Castello Sforzesco. I suoi insegnanti, alcuni veramente famosi, erano quasi tutti amici di Marius, che in quella scuola era di casa.
Così Erminio Merici è diventato pittore a tutti gli effetti.
Ora le mostre fatte, i quadri distribuiti in collezioni, pinacoteche, musei , in Italia o all’estero, i lusinghieri giudizi dei critici d’arte, le onorificenze acquisite non si contano più. I ritratti che ha fatto, mi dice, sono ormai più di mille seicento e si trovano un po’ dovunque.
Dice di se stesso : “Dipingere per me è una cosa istintiva e indispensabile”.
Mi piace riportare alcuni brani di giudizi su Merici di critici famosi.
Dice Oscar Lembo, critico messinese :”E’ un pittore ritrattista, ma eclettico. Il suo prorompente senso del sociale si delinea nelle sue incisive denunce dei mali dell’universo. Le sue composizioni cromatiche sono permeate da una spiritualità intensa”.
E Mario Monteverdi :”I messaggi trasmessi attraverso immagini di immediata e facile lettura, fanno riferimento all’essenza stessa dell’uomo, entrando nella simbologia di scene di quasi onirica ispirazione”.
Luciano Volino lo definisce “pittore della realtà”. Dice :”I lavori di Merici sono lo specchio più vivo di una intelligenza versatile e feconda, che non cessa di stupire. E’ la presenza di un essere umano che ha fatto della sua arte un ponte d’unione tra le creature e Dio.”
Il critico Marciano scrive su “Italia artistica” :
“Merici è un artista di assoluta indipendenza tematica e stilistica. E’ pittore libero ed estroso dai temi polemici, con opere di alto valore culturale ed educativo.”
E Carlo Franza :” La perizia che egli pone nel dipingere appare di enorme portata. Merici ha costruito il suo itinerario pittorico negli anni ed ha acquistato un fascino non comune e una poesia
fondata sulla storia.”
Innumerevoli le mostre cui ha partecipato, in Italia e all’estero e altrettanto numerosi sono i premi conseguiti.
Si trovano sue opere, per esempio, nel Museo Vescovile di Lodi e di Aosta, all’Accademia “Gentium pro pace” di Roma, a Cà Rezzonico a Venezia, nel Museo Patriarcale di Damasco, e poi ancora a Rio de Janeiro, a Bruxelles, a Londra, in Belgio, nella Germania Federale, in Bretagna e così via.
Ricordiamo che è stato insignito del titolo di Accademico di merito dell’ “Accademia dei 500” di Roma ; ha una medaglia d’oro dell’Accademia degli Abruzzi con sciarpa e gran Collare .
E’ commendatore dell’Ordine Equestre della Santa Croce di Gerusalemme, nominato dal Patriarca di Damasco. Ha la targa d’onore della Biennale d’arte di Parigi del ‘72 .Ha ottenuto il secondo Premio ex-equo alla mostra itinerante in omaggio all’Unesco.
Ha rappresentato la provincia di Cremona nelle tredici personali di Villa Olmo nell’ ’80.
Da ricordare il plastico della Via Crucis, lungo tredici metri, esposto in Piazza Duomo a Milano per il “Grande Panorama artistico della terra Santa” nel ’50.
E poi basta visitare il suo studio e il suo atelier per dilettarsi in una visione piena di colori e di significati.
Ha decorato chiese, come il “Santuario della Madonna del Bosco”, a Spino d’Adda e ville patrizie ; ha restaurato antichi affreschi, a fatto ritratti a bimbi e a personaggi famosi, ha dipinto fiori, nature morte, marine, angoli di montagna, scene di battaglie. Si è persino dedicato ai “falsi d’autore” con ottimi risultati.
Insomma, una vita per la pittura, uno spirito vivace, un carattere mite e un po’ sognatore : questo è Enrico Merici, un uomo che fa onore al suo paese.

1 commento:

Unknown ha detto...

santuario deturpado dagli orrori del merici