DANIO E ROBERTO
(anno 1974)
Quel giorno, era febbraio, affacciata alla finestra di casa mia, verso le 14, vidi passare di volata dal crocicchio l’automobile della maestra Antonietta Bottini col figlio Marco accanto.
Ho detto tra me:
“Dove andrà così di fretta?”
Intanto sul marciapiede davanti alla sua casa, stava la signora Pierina Bertoni e guardava oltre l’incrocio, verso la strada che veniva da Lodi: aspettava il figlio Roberto, diciotto anni, che doveva tornare da scuola.
Era giorno di sciopero nelle autolinee e Roberto, cogli amici Maurizio Bellanda e Loris Ghisolfi, aveva accettato un passaggio in macchina dal compagno di classe Danio Villa, il quale, patentato da poco, aveva strappato al padre il permesso di usare l’automobile per recarsi a Lodi, all’Istituto di ragioneria.
Ma Roberto tardava ad arrivare e la sua mamma, ferma davanti al cancello di casa, cominciava ad essere in ansia, mentre la maestra Bottini, invece di svoltare in via Stadio per portare Marco a casa, volava verso il centro del paese. Cercava il Parroco col cuore gonfio di pena.
Era successo che, arrivata alle curve della cascina Boldraschina in quel di Dovera, aveva visto, schiantata contro un palo, la macchina di Danio. Egli e i suoi tre compagni di viaggio erano a terra, appena estratti dall’ammasso dei rottami. Si era subito fermata, era scesa, aveva preso Danio, ancora vivo, tra le braccia, cercando di parlargli. Maurizio e Loris, lo si vedeva, non erano feriti gravemente. Roberto, invece, non dava più segno di vita.
Quando arrivò l’autoambulanza la signora Bottini, tremando e piangendo, risalì in macchina e corse verso il paese. Voleva dare l’allarme, magari ai genitori di Roberto, che abitavano all’inizio del paese; ma vedendo quella povera mamma in attesa, non ne ebbe il coraggio e proseguì verso la Casa parrocchiale. Solo don Luigi Pollastri, da poche settimane in paese, avrebbe potuto portare la tragica notizia, lei non ne aveva la forza.
Così sono morti Danio e Roberto in quel lontano 1974, ma i loro nomi, sempre uniti nel ricordo, sono rimasti impressi nei cuori dei pandinesi e nessuno li ha più dimenticati, né separati.
Dopo Danio e Roberto tanti altri giovani del nostro paese, (e quanti sono!), hanno trovato la morte in incidenti stradali.
Le loro morti hanno segnato di lacrime il cammino della nostra comunità.
Con questo scritto vorrei tenerne vivo il ricordo ancora per anni e anni.
domenica 27 gennaio 2008
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