domenica 27 gennaio 2008

SILVIA

SILVIA
(Anno I988)
L’avevo definita “la bambina del miracolo”, sopra un quotidiano locale, tre settimane sole prima che morisse.
Parlo di Silvia Ferla, la nipotina di Tino il sagrestano: una bella ragazzina bionda, sorridente, piena di vita.
E’ morta di leucemia nel gennaio del 1988.
La malattia si era manifestata, improvvisamente, alla fine della quarta elementare: sulle gambe della bambina la mamma aveva trovato alcune macchie, simili a “botte” così frequenti nei ragazzini che corrono e giocano tutto il giorno con frequenti cadute.
Silvia amava la bicicletta, c’era sempre sopra, in gara con tutti. E poi aveva appena partecipato ai “Giochi della gioventù” insieme ai compagni di classe ; si era impegnata nelle gare di corsa e quei segni sulle gambe potevano essere benissimo le tracce di qualche caduta.
Ma i primi controlli medici misero tutti in allarme. Il sospetto era che si trattasse di leucemia e della forma più pericolosa.
Da allora i ricoveri nell’ospedale San Gerardo di Monza, specializzato nella cura delle leucemie infantili, furono parecchi. Però la bambina reagiva bene. Un po’ per volta i ricoveri si distanziavano tra di loro, anche se, lo si sapeva, il decorso sarebbe stato lungo, lunghissimo, prima di poter dichiarare vinto il terribile male.
L’Ospedale San Gerardo era dotato di apparecchiature altamente specializzate, il gruppo dei medici del Reparto era tra i più preparati, la ricerca sulla malattia tra le più avanzate.
Silvia era senz’altro in buone mani.
Il papà della bambina, riconoscente per le attenzioni riservate alla figlia, aveva aderito al Comitato Maria Letizia Verga, fondato da un genitore che aveva perso la sua bimba a causa della leucemia.
Detto Comitato raccoglieva fondi con manifestazioni e iniziative varie e cercava di sensibilizzare la gente, affinché l’ospedale potesse acquistare macchinari sempre più perfezionati e istituisse borse di studio per giovani medici interessati all’argomento.
Così anche Pandino visse in quegli anni momenti di generosità: pesche di beneficenza, lotterie, spettacoli, raccolta di carta e di ferro, convegni, incontri. Presto, in paese, tutti sapemmo tutto, o quasi, sulla leucemia infantile.
E intanto Silvia migliorava, anche se la terapia le aveva fatto perdere i bei capelli biondi di cui era andata fiera: la si vedeva a scuola, o in giro per il paese col fularino in testa, ma sempre sorridente e vivace.
Tappa dopo tappa, passo dopo passo, Silvia aveva superato ogni prova. Erano passati cinque anni, i medici la chiamavano “la bambina del miracolo”. Ancora pochi mesi, ancora un ultimo controllo, poi Silvia sarebbe stata definitivamente dichiarata guarita. E ciò dava speranza a molti: la leucemia si poteva vincere!
Ma verso il natale del 1987, improvvisamente, senza un motivo apparente, ecco ripresentarsi le terribili macchie sul corpo della ragazzina, ecco di nuovo le piccole emorragie, segno che la malattia stava tornando.
Di nuovo corsa all’ospedale di Monza, di nuovo cameretta sterile, flebo, iniezioni: i genitori e i nonni si disperano. Ma lei, Silvia, quasi ci scherza sopra, fa coraggio a chi le sta vicino giorno e notte.
“E’ capitato altre volte...vedrete, tra poco passerà...”
E invece no. Per l’Epifania Silvia si aggrava sempre più e poco dopo muore.
E’ il 9 gennaio 1988.
Un vero dramma per tutto il paese, per la famiglia, per i compagni di scuola, per i ragazzi dell’oratorio.
La malattia di Silvia era stata vissuta da tutti, tra timori e speranze. La sua guarigione avrebbe dato sicurezza a tanti altri bambini che stavano combattendo la stessa battaglia, e avrebbe ridato ai medici l’entusiasmo per continuare tenacemente nella ricerca.
Invece...
A distanza di dieci anni il nome di Silvia Ferla è ancora vivo in paese, la sua storia viene ogni volta raccontata, gli aiuti al Comitato Maria Letizia Verga continuano ad affluire. Ogni anno si “corre per la vita” e tutto il paese, nel nome di Silvia, si mette a camminare per strade e viottoli ; ognuno è felice di trovarsi a fianco dell’altro per contribuire, con questo trionfo primaverile, a far sì che la storia di Silvia non si ripeta, che, d’ora in poi, abbia un finale diverso.
E quando si vede passare per le nostre strade quella marea di gente multicolore, con ragazzi ed adulti, coi bambini più piccoli issati sulle spalle dei padri, con giovani madri che spingono carrozzelle, persino coi cagnolini di casa, con tanto di numero allacciato sul dorso, avendo anch’essi pagato la quota d’iscrizione, ebbene, pare proprio che Silvia sia ancora lì, in mezzo a loro, a correre con loro con quel suo sorriso schietto e con la sua grande voglia di vivere.
Ricordando Silvia desidero rivolgere un pensiero anche a tutti coloro, bambini o ragazzi, che hanno perso la vita per gravi malattie in questi ultimi anni a Pandino . Tutti hanno lasciato un segno nella nostra vita di comunità e resteranno per sempre nei nostri cuori.

Nessun commento: