n.31 LA STRAGE DEGLI . . . INNOCENTI
E’ il Natale dell’anno 2003.
La famiglia si è arricchita, in quest’ ultimo decennio, di tre bambine stupende: Chiara, Stella e Federica, otto, sette e due anni.
Col mio presepio un po’ malmesso, sono sempre venute anche loro a giocare.
In questo ultimo periodo ho provveduto a prepararlo sulla mia libreria a muro, che ha i piani abbastanza ampi e profondi. Ogni anno scelgo il piano a portata della più piccina, poi, mano a mano che le bimbe crescono, sposto il presepio più in alto.
Quest’anno ho dovuto adattarlo all’altezza di Federica, una bambola bionda con una testolina piena di ricci e con due occhi che sembrano pezzetti di cielo. Per lei andava bene il penultimo piano e così ho tolto i numerosi
libri che vi stavano allineati e li ho sparpagliati un po’ dappertutto.
Nel fare il presepio, quest’anno, ho evitato di usare il muschio e la farina: con Federica, ne avrei avuto continuamente cosparso il pavimento. Ho, invece, usato carta in abbondanza, carta verde per la pianura, carta grigia per i monti e azzurra per il cielo.
La capanna è la stessa di una decina di anni fa, solida e maneggevole. Me l’ha confezionata Erica col ‘das’ seccato e dipinto. Fa un bell’effetto.
Le statuine, purtroppo, sono quello che sono, vecchiotte, mutilate, scolorite. Per fortuna alcune sono in coppia: ho due Bambinelli, due Madonne e due san Giuseppe. E poi due asini e due buoi. E ciò per non correre il rischio di rimanere, proprio a Natale, con la grotta vuota, perché qualche nipotina ha distrutto i personaggi essenziali.
Quest’anno tutto pareva andar bene.
E’ arrivata la sera della Vigilia con le lampadine colorate sull’albero di magnolia davanti alla finestra, con le stelle dorate, un po’ sbiadite a dire il vero, appese all’inferriata e i lumini accesi davanti al Bambino.
Anche il giorno di Natale tutto andò per il meglio: Federica guardava incantata e, tutt’al più, spostava delicatamente la donnina che portava il latte, o il pastore che guidava il gregge, oppure il cane, che ora stava davanti ed ora dietro le pecorine.
Pareva che avesse molto rispetto per quel presepio che vedeva, coscientemente, per la prima volta.
Poi, la sera, il dramma.
Si accingeva a tornare a casa, dopo essersi fermata tutto il pomeriggio dai nonni materni, quando, forse inciampando, cadde rovinosamente battendo bocca e naso sul pavimento.
Un disastro, povera piccola!
Due denti spezzati alla base, naso gonfio e sanguinante, labbra che si ingrossavano a vista d’occhio e sangue, sangue dappertutto. Si pensò che fosse necessario portarla d’urgenza al Pronto Soccorso, ma era troppo agitata; forse era meglio, prima, riuscire a calmarla un po’.
E così si fece, infatti. Lei si addormentò, anche se noi abbiamo passato una notte piena di paure.
L’indomani, quando il medico, almeno in parte, ci tranquillizzò, tutti ci demmo da fare per coccolarla e farla giocare, anche se il suo faccino era quasi irriconoscibile.
E allora che fare?
Io non trovai di meglio che metterle a disposizione il presepio: ne facesse quel che voleva.
Spostai pecore e pastori e glieli diedi da giocare, sistemandoli su sedie e tavolini.
Naturalmente qualche statuina cadde, qualche altra finì in angoli sconosciuti, il Bambinello se lo mise in tasca e non volle più toglierlo, la stella cometa, che era di carta dorata, la ruppe a metà, il laghetto di carta stagnola scomparve.
Che fare? Il giorno di Natale era passato. Decisi che potevo anche fare a meno del presepio.
Federica, quindi, ci giocò, incontrastata, per quattro giorni, fino a quando, come i genitori avevano programmato, tutti partirono per la montagna e io non trovai di meglio che raccogliere quel che restava del presepio e deporlo nello scatolone, sperando di riuscire a salvare qualcosa.
Ma poi Federica tornò e le tornò anche in mente il presepio: volle di nuovo le statuine per giocare.
Aveva sempre la bocca rovinata e non riusciva a mangiare. Non volevo farla piangere. Così ripresi lo scatolone e glielo misi a disposizione senza preoccuparmi d’altro. Che almeno giocasse, povera piccina!
Fu allora che cominciò sul serio la . . . strage degli innocenti!
Iniziò con la mucca che un contadino, con tanto di lanterna in mano, stava portando alla grotta: la spezzò a metà con un colpo secco. Diceva che era “glossa”, non le piaceva, la voleva ridimensionare.
Poi se la prese con la donna che portava due secchi: sosteneva che c’era l’acqua dentro. Picchiò e picchiò per farla uscire, ma l’acqua era solo dipinta, naturalmente. Così i due secchi si frantumarono insieme alle braccia della donna.
Non vi dico le torture che impose al cammello di uno dei Re Magi. Era alto, con lunghe gambe sottili. Era, forse, la statuina più bella. Ma lei non riusciva a farla stare in piedi; ad ogni piccolo scossone cadeva. Sbatté così forte la povera bestia sul pavimento, che le quattro gambe partirono contemporaneamente.
C’era anche un angelo, che doveva stare appeso sulla grotta, ma lei voleva farlo camminare e non si vedevano i piedi. Cercò con ogni mezzo di guardare sotto la tunica azzurra di gesso e l’angelo si spezzò a metà.
E che dire del pastorello che portava una pecorina sulle spalle: voleva levargliela, ma naturalmente non poteva venire via. La graffiò, la sbattè contro l’orlo della sedia, ripetutamente, tanto che, invece della pecorina partì la testa del pastorello.
Le pecorine, alla fine, diventarono le sue preferite: le metteva dovunque. Alla fine erano quasi tutte scomparse: forse le ritroverò, presto o tardi, in qualche cassetto, o dietro ai libri, o in mezzo alle mie carte. Per ora sarà meglio lasciarle riposare dove sono, almeno sono al sicuro.
Temo proprio che l’anno venturo, se vorrò preparare ancora il presepio, dovrò fare una scorta di pastorelli e pecore, di angeli e di stelle, tutte statuine nuove, meglio di plastica, se possibile. Gli “innocenti” di quest’anno ci hanno rimesso gambe, braccia e teste, purtroppo.
Ma l’anno prossimo Federica avrà tre anni e chissà . . . forse sarà più tranquilla, capirà di più . . .
E’ bello, Signore, aspettare un altro Natale per veder crescere un bambino!
domenica 27 gennaio 2008
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