n.19 NATALE A SCUOLA
Era la fine di aprile del 1960 quando morì, a Cremona, il Provveditore agli Studi dottor Raffaele De Carlo, dopo una brevissima malattia.
Da poco meno d’un anno io ero Direttrice Didattica del Circolo di Pandino, che comprendeva, allora, le scuole elementari dei comuni di Pandino, Spino d’Adda, Dovera e Palazzo Pignano.
Il Provveditore De Carlo era a Cremona da pochi mesi ed era già venuto a Pandino, in mezzo a noi, per ben tre volte.
La terza volta, e fu l’ultima sua uscita ufficiale, ci venne per inaugurare, a metà aprile, il nuovo edificio scolastico delle scuole elementari di Spino d’Adda.
Era un uomo straordinario per bontà, semplicità e capacità di stare con bambini e maestri.
Ricordo il suo primo incontro coi piccini di una pluriclasse di Barbuzzera, dove era venuto per approvare la scelta del terreno su cui si doveva costruire la nuova scuola.
Era un giorno di primavera ed egli, prima di andarsene, volle fare una visita agli scolaretti della pluriclasse ospitata in un grande e tetro stanzone, che allora serviva da aula. L’insegnante era la signora Angela Spaghi.
Il dottor De Carlo mise subito tutti a proprio agio, parlando della nuova scuola, che sarebbe sorta in mezzo ad un prato fiorito, tutta per loro. Poi, vedendo una grande carta geografica appesa alla parete, chiese ad un bambino del primo banco di indicargli dove si trovava il suo minuscolo paese.
Il piccolo, un po’ confuso, cominciò a far correre il dito nero d’inchiostro, su e già sulla carta, senza concludere. Sicché, mortificato, disse:
“Sa, io non sono tanto bravo . . . “
Ed egli, accarezzandolo:
“Ricordati che quello che conta, non è essere bravo, ma essere buono.”
Quando il dottor De Carlo morì, furono in molti a piangerlo e a noi del Circolo di Pandino venne spontanea l’idea di intitolargli il nuovo e moderno edificio che egli aveva inaugurato solo due settimane prima a Spino d’Adda.
La pratica, subito iniziata, trovò tutte le porte aperte, fino al Ministero e già a Natale, col nome “R. De Carlo”, a grandi lettere di bronzo sulla facciata, lo ricordammo con una iniziativa straordinaria.
Quell’anno c’era a Spino un gruppo di insegnanti eccezionali: non ne faccio i nomi per timore, dopo tanti anni e senza avere in mano documenti ufficiali, di dimenticarne qualcuno.
Istituimmo, in quel 1960, con l’intervento del vice Provveditore, dottor Santucci, un ‘Premio Scolastico De Carlo’ e decidemmo di preparare il grande atrio della nuova scuola per una Messa natalizia, alla quale invitammo il Vescovo di Lodi.
Poi ci mettemmo al lavoro.
Una intera altissima parete era quasi tutta occupata da un’unica imponente vetrata. Ebbene, l’avremmo coperta con una grande rappresentazione della Natività, luminosa di colori e trasparenze.
Per giorni e giorni, maestri e bambini, intrattenendosi a scuola oltre l’orario, disegnarono, ritagliarono, incollarono grandi fogli trasparenti e colorati, che poi vennero applicati sui vetri con un effetto straordinario.
Avevamo con noi, quell’anno, alcuni maestri artisti: un pittore e uno scenografo che diedero all’opera un tocco fantastico, e poi il musicista, il poeta, lo sceneggiatore e tutti gli altri con mille idee e suggerimenti e tanta tanta voglia di lavorare.
Quindi si prepararono i canti, le poesie, le ingenue scenette dei più piccini e si allestì l’altare.
Gli invitati, tra cui Autorità civili, religiose, militari e scolastiche, nell’imminenza del Natale, arrivarono, oltre che da Cremona, da Milano, Belluno, Lodi, Brescia e persino dalla Puglia, tutte località dove il dottor De Carlo aveva lavorato prima di giungere fra noi.
Venne anche la signora De Carlo con le figlie. A me toccò il primo discorso ufficiale della mia carriera, con un tremore ed una commozione che ricordo ancora, col maestro Denti, segretario di Direzione, che dal fondo della sala mi faceva segnali: . . . più adagio . . . su la voce . . . forza , , , va bene così.
Quella vetrata stupenda suscitò esclamazioni di meraviglia in tutti i presenti.
I maestri che vi avevano lavorato, si può dire, giorno e notte, a casa e in classe, erano stremati, ma felici.
I giornali del giorno dopo portavano titoli come questo: “Gesù Bambino è nato tra i banchi della scuola di Spino”.
E fu così. Il Vescovo celebrò, nel giorno della Vigilia, una Messa particolarmente sentita, con tanti bambini in grembiulino bianco, tanti maestri commossi, tanta gente importante che si asciugava gli occhi.
Fu un bellissimo Natale!
Nei giorni successivi, al rientro dalle vacanze, quasi a malincuore, i maestri, arrampicandosi di nuovo sulle scale, staccarono i grandi fogli colorati per riporli in ordine in appositi scatoloni.
Qualcuno mi disse:
“Basta, non ci chieda più di rifare un lavoro così!”
E, invece, ogni volta, all’inizio di dicembre, per anni e anni, quando timidamente chiedevo: “E quest’anno che facciamo . . . ?” essi, senza esitazione, mi rispondevano:
“Ci stiamo già pensando.”
E ogni anno, a far da contorno alla Messa natalizia e al Premio De Carlo, c’era sempre qualche novità da inserire per dare un fascino nuovo al nostro “natale a scuola”.
Ecco, i maestri son fatti così!
La loro fantasia è inesauribile. Ed anche il loro grande cuore!
domenica 27 gennaio 2008
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