LEANDRO BERINZAGHI E LA SCUOLA MEDIA PANDINESE
(Anno 1986)
Alla scuola media di Pandino, nel settembre del 1986, è giunta una preside nuova, di prima nomina, napoletana, la dottoressa Parente.
Curiosa e intelligente ha cercato di trarre dall’oblio la figura di un giovane pandinese, cui era stata intitolata, trent’anni prima, la locale scuola di Avviamento Professionale, poi trasformata in Scuola Media Statale.
Allora era stato promotore dell’iniziativa il professor Alfredo Manstretta, che, a quell’epoca, era preside della Scuola di Avviamento.
La figura tratta dall’oblio è quella dell’ingegner Leandro Berinzaghi, morto a soli trent’anni, in un incidente d’auto nel 1934.
L’opera di ricerca dei lavori lasciati dal giovane ingegnere pandinese è risultata difficile. Le pubblicazioni e i disegni di Berinzaghi, che dovevano essere parecchi, dopo la morte della madre, avvenuta agli inizi degli anni ’60, sono stati certamente distribuiti tra amici o lontani parenti, difficili da rintracciare..
Presso la scuola esistono solo un ritratto, di grande formato, del giovane Leandro, un album con brevi pensieri di ricordo stesi da compagni di scuola e insegnanti, e tre copie di eliografie di un progetto di macchina per la coloritura dei tessuti, ideata dal Berinzaghi.
Tutto questo la madre lo offrì alla Scuola quando,
nel 1955, si provvide a intitolarla al nome del figlio.
In più è stato rintracciato un giornale, “La nostra voce”, redatto a cura della Scuola di Avviamento e di quella Casearia, il cui preside e animatore era sempre il prof. Manstretta.
Di questo foglio, coraggioso tentativo di dare un giornale al paese, uscirono solo dieci numeri, gli ultimi dei quali si erano ridotti a semplici ciclostilati.
Nel numero 3 dell’anno 2°, troviamo il resoconto della cerimonia di intitolazione, avvenuta alla presenza di numerose autorità locali e provinciali, insieme ad un ampio ricordo del Berinzaghi, steso da un vecchio compagno di collegio, il signor Beppe Consolandi, molto noto in paese per essere stato, per parecchi anni, direttore del locale Consorzio agrario.
Leggendo l’articolo si apprende che il Berinzaghi, dopo aver frequentato le elementari nel collegio Torquato Tasso di Crema, (collegio ora scomparso), passò a Lodi per diplomarsi in ragioneria.
Due anni dopo, però, irresistibilmente attratto dalla chimica, entrò nel Collegio Dante Alighieri di Bergamo per dedicarsi ai nuovi studi.
Qui incontrò un benefattore nella persona di Monsignor Benigno Carrara, poi Vescovo di Imola, il quale gli diede la possibilità di frequentare l’Istituto Superiore di Friburgo, in Svizzera, dove, a venticinque anni, si laureò ingegnere, specializzato in materie coloranti.
Subito occupò posti direttivi in vari laboratori di ricerca, in Italia e all’estero, a Basilea, a Costantinopoli, a Parigi. Ideò e brevettò una macchina per tintoria, che nel 1955 era ancora usata nelle maggiori industrie.
Legò il suo nome anche ad un regolo chimico, detto, appunto “Regolo Berinzaghi”, ceduto poi all’editore Vallardi.
Al momento della sua morte stava lavorando ad un Dizionario chimico.
Perse la vita mentre, in automobile, stava tornando da una visita al lanificio Zegna in Val di Mossa.
Era il marzo del 1934.
La madre, rimasta sola, visse dei ricordi del figlio e fu felice quando il professor Manstretta suggerì agli insegnanti e alle autorità di intitolargli la scuola, che, da quell’anno, (1955) , aggiungeva alle classi di Avviamento Professionale, la prima sezione della Scuola Casearia.
Il nome di Leandro Berinzaghi fu posto a grosse lettere sul frontespizio dell’edificio.
Poi la Scuola di Avviamento fu trasformata in Scuola Media Statale. L’edificio venne prima ampliato e, successivamente, arricchito di un’ampia succursale, che, naturalmente, rimase senza nome. A quell’epoca, infatti, chiedendo agli alunni chi fosse Leandro Berinzaghi, non se ne trovò uno che ne conoscesse la vita e l’opera. Sempre a quei tempi suggerimmo di istituire una borsa di studio per l’allievo migliore dell’ultimo anno di scuola media, a ricordo di Berinzaghi. Inutilmente.
Sarebbe stato un modo efficace per tener viva la memoria di un giovane pandinese, che può benissimo essere portato ad esempio alle nuove generazioni.
Questo mi permetto di suggerire anche all’attuale Preside, il professor Carlo Rancati, che so appassionato e attento cultore di tutto ciò che può dar lustro al suo Istituto e giovamento ai suoi giovani allievi.
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