lunedì 28 gennaio 2008

MONSIGNOR FRANCO FOLLO

MONSIGNOR FRANCO FOLLO
(Anno 1946-1998)

Parlare di don Franco Follo è insieme facile e difficile.
E’ facile perché lo conosco fin da quando era bambino ed aveva sei anni. Veniva alla scuola elementare per la prima volta. Fu, infatti, mio scolaro in prima e seconda classe durante gli anni 1952-‘53-’54.
Ne conoscevo la famiglia, padre e madre, e la casa, prima in via Palestro, dove la madre Pina faceva “l’ondulera”, poi quella sulla Circonvallazione . Lo seguii durante il corso di studi in Seminario, di cui egli, coscienziosamente, ad ogni fine d’anno mi informava. Gli fui vicina, come del resto tutto il paese, nel giorno solenne della sua prima Messa, celebrata contemporaneamente alla Messa d’argento del nostro Parroco d’allora, don Rino Stellardi, il 28 giugno del 1970.
Ci fu poi il breve periodo del suo incarico, come Curato, a Casirate d’Adda, un periodo piuttosto tribolato della sua vita a causa di alcune incomprensioni, ma anche ricco di affetti da parte dei giovani del paese. E, infine, il proseguimento degli studi a Gallarate, presso i Gesuiti, nel 1974 e la successiva laurea in filosofia presso l’Università Gregoriana di Roma.
Nella storia di don Franco c’è anche un fitto impegno di apostolato presso i gruppi di Comunione e Liberazione. Ben presto egli viene conosciuto, stimato, ricercato. Ha particolari doti di oratoria, sa parlare al cuore della gente, sa andare sempre al nocciolo del problema.
Agisce in favore di famiglie e di gruppi che si dedicano al sostegno reciproco. Offre la sua casa di Pandino ad una coppia che sta mettendo in pratica i dettami di CL e che ben presto allargherà la sua cerchia di affetti adottando, o prendendo in affido, bambini e ragazzi in difficoltà.
E’ continuamente in movimento per animare, predicare, costituire gruppi, intervenire con consigli ed aiuti un po’ dovunque. E intanto perfeziona la sua cultura. Approfondisce lo studio delle lingue e, oltre al francese e all’inglese, si dedica al tedesco ed è spesso in Germania.
E’ l’animatore di gruppi di studenti, li accompagna e li segue nei vari viaggi di formazione. E, inoltre, si dedica all’approfondimento dell’opera di San Tommaso e collabora alla stesura di un Dizionario antologico della filosofia Tomistica di rilevante importanza.
Anche per tutto questo, nel 1983, gli viene fatta una proposta che quasi lo mette in crisi : a Roma, presso la Segreteria di Stato del Vaticano, è libero un posto che sembra fatto proprio per lui, per la sua cultura e la sua preparazione filosofica.
Lotta a lungo contro la tentazione di accettare, ora che è solo, dopo la morte anche di sua madre.
Dovrebbe lasciare tutto il suo piccolo mondo, dovrebbe, come insiste la “sua maestra”, non essere più un prete tra la gente, ma diventare un prete tra le carte, in mezzo alla burocrazia romana, chiuso in un ufficio, anche se di prestigio, lontano dalla sua opera di apostolato spicciolo alla quale pareva così portato.
La sua maestra insiste. “Non andare, resta con noi a fare il buon parroco di campagna...”
Ma, evidentemente, la strada segnata da Dio per lui è diversa.
Ed eccolo a Roma. Al suo primo ritorno in paese mi racconta felice :
“Una sera il Papa ci ha voluto a cena con lui, noi dell’ufficio. Io ero il più giovane, mi ha fatto sedere alla sua destra”.
E ancora :
“Non sono appena tra le carte. Celebro sempre la messa in un convento di clausura e mi reco con regolarità presso un Istituto di madre Teresa di Calcutta, che raccoglie ragazze - madri coi loro bambini da ogni parte del mondo”.
E poi, aggiungo io, quante volte vola in Lombardia per un incontro di CL, per un dibattito, per una riunione di famiglie ! Una “volata” soltanto, poche ore di sosta ; ma don Franco si “ricarica” e con lui riprendono vigore i suoi amici, quelli che su di lui continuano a contare per vivere la loro vita di apostolato e di generosità.
Ecco, fin qui parlare di don Franco è stato facile.
Il difficile viene dopo : la sua vita e il suo lavoro in Vaticano.
Di questo non parla mai. Lo si può anche interrogare, insistere. Egli sorride e scuote la testa.
Però è sempre disponibile, appena qualche pandinese si reca a Roma. Basta telefonargli ed egli li accoglie con una cordialità sempre sincera.
Certo, diciamo la verità, è un po’ difficile raggiungerlo all’interno degli uffici vaticani. Trovi ad ogni passo Guardie Svizzere che ti fermano, ti chiedono i documenti, controllano, telefonano a “Monsignore” e solo quando lui stesso assicura : “Sono miei amici, li aspetto”, danno il via libera.
Dopo , però, “Monsignore” si mette a loro completa disposizione, li guida, mostra il suo ufficio, li fa affacciare alla terrazza che dà sulla Piazza più famosa del mondo.
Una volta un’amica che si muoveva con la stampella , mi dice : “ Mi ha fatto salire con l’ascensore che usa il Papa !”
Quando a Roma è arrivata la nostra Madonna del Riposo le ha fatto, in grande, gli onori di casa : l’ha sistemata sulla gradinata, davanti alla Basilica di San Pietro, proprio là dove il Papa doveva per forza passare. E il Papa è passato, si è fermato, ha parlato coi nostri pandinesi, ha baciato la nostra Madonna. E don Franco , vestito da monsignore, era là, pandinese tra i pandinesi, semplice e cordiale, felice della gioia che procurava ai suoi compaesani.
Insomma, forse lo faranno Vescovo, chissà ! Ma per noi è sempre il nostro don Franco e quando torna in paese, ci pare che torni bambino tra le nostre strade, tra la nostra gente che ancora gli dà del -tu-, come se gli anni non fossero passati.
Un pandinese che si è fatto onore ed è diventato importante : non poteva mancare il suo ricordo in un libro che la “sua maestra” ha scritto con semplicità di cuore e come gesto d’amore.

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