domenica 27 gennaio 2008

GABRIELLA, O DELL'AMICIZIA

GABRIELLA, O DELL’AMICIZIA
(Anno 1998)
La domenica sera, uscendo dalla chiesa, dopo la “Vespertina”, incontro spesso tra la folla il volto sorridente di Gabriella. Lo incontro da anni, (dieci? venti?), e mi par sempre lo stesso, come se il tempo, per lei, si fosse fermato.
E’ un viso tutto speciale, molto dolce, con un sorriso che sembra non finire mai, in una giovane donna tutta linda, elegante e gentile. In certe domeniche, fino a qualche tempo fa, vedevo, quasi appesa al suo braccio, la Mariuccia, un’amica cieca dagli anni dell’infanzia.
Con lei Gabriella era venuta alla Messa, con lei era andata all’altare a fare la Comunione, con lei, dopo la Messa, si sarebbe recata sicuramente al cimitero a far visita alla povera Teresina, che era partita per l’aldilà col cruccio della figlia cieca lasciata sola.
Ora la Mariuccia non si vede più, non esce più di casa, il suo handicap l’ha resa scontrosa e solitaria. E allora è Gabriella che, dopo la messa, passa da lei e le fa compagnia.
A volte, ancora adesso, mi piace fermarmi a far due chiacchiere con Gabriella: è una fonte di notizie, conosce tutti, è sempre piena di premure .
Per lei la gente è sempre “tanto brava” e se poi è gente che soffre, come si fa a non darsi da fare per aiutarla? E lei l’ha sempre fatto e continua a farlo, con semplicità, sul lavoro, a casa, per la strada.
Ne parla come se tutto ciò sia cosa da nulla, cose che tutti fanno anche se non lo dicono.
“Cosa vuole che sia” mi chiede sorridendo” dar la mano a un’amica? Per esempio alla Mariuccia, una compagna d’infanzia. Le voglio bene, ecco.”
E questo anche se la Mariuccia, dopo la morte della madre, si è chiusa in se stessa ed è diventata scontrosa.
“Cosette da niente, per carità! Quando vado da lei le accendo la radio, una volta le piaceva molto la musica. Lo sa che aveva imparato a suonare il pianoforte? E poi le regolo la sveglia perché suoni le ore al tempo giusto, e le scaldo la cena che la sorella Giuseppina le porta ogni volta, già pronta, e parliamo un po’ insieme... Cosa vuole che sia? E’ una cosa che mi piace, non c’è proprio alcun merito a farlo. Non crede?”
E’ così convincente che quasi le credo.
E poi continua :
“Quel che faccio io per Mariuccia è proprio un niente. Sapesse cosa fa la Marile! E anche la Giuseppina...”
La Marile è la cognata, la Giuseppina la sorella .
“Loro sì che sono da ammirare ! Vanno da lei tutti i giorni, a turno, non la lasciano mai sola. Ed è una pena, perché lei, povera Mariuccia, adesso non parla quasi più, o meglio, parla soltanto da sola. Si è creata un suo mondo, completamente isolato dal resto della gente. E qualche volta, quando è nervosa, la gente la caccia anche di casa. La Marile fa tutto sorridendo, non si lamenta mai. E pensare che anche lei ha la sua famiglia, il suo lavoro, i suoi problemi. Lei sì, meriterebbe un lungo articolo, non io, per carità... Io alla Mariuccia, voglio soltanto bene. Torno a dirle :-È forse un merito voler bene a un’amica ?-“
Ecco, questa è Gabriella Villa : un sorriso piacevole in mezzo alla gente, un cuore buono che crede gli altri sempre più buoni di lei.

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