domenica 27 gennaio 2008

NATALE OLTRE CONFINE

n.25 NATALE OLTRE CONFINE

Glauco è morto da poco, più che ottantenne.
Siamo ormai negli anni novanta, ma la sua storia è di quelle che non hanno età. Me ne parlarono, anni fa, Amelia e Lodovico di Trieste, ai quali mi lega un vincolo di parentela.
Glauco era un loro lontano cugino e viveva al di là del confine, in Slovenia, una terra un tempo italiana. Per descrivermelo nel suo aspetto fisico, Amelia mi dice: “Assomiglia tutto a Papa Wojtyla”.
Così me ne faccio un’idea.
Glauco faceva l’operaio in una fabbrica di città, ma possedeva anche un fazzoletto di terra, con una stalla e due mucche. Parlava cinque lingue, tutte imparate durante la guerra, nei vari campi di concentramento.
Abitava in un piccolissimo paese, sprofondato in una valle boschiva, un paese che non si trova segnato sulle carte geografiche, che ha sì e no un centinaio di abitanti ed è appena al di là del confine. Bastano due ore di treno o di corriera per giungere a Trieste.
Glauco nella sua vita non aveva mai posseduto né bicicletta, né motoretta e, tanto meno, un’automobile. Aveva una casa povera, ma linda, con accanto la stalla e, dentro, le due mucche, che facevano parte della famiglia.
A questo proposito Amelia mi ha raccontato di quella volta che Glauco andò a Trieste a trovarli. Alla sua domanda di cortesia “E a casa come state?” egli parlò a lungo dei malanni di Gloria, che da qualche tempo non stava bene, mangiava poco e dimagriva.
La cugina che l’ascoltava, non ricordando il nome della moglie di Glauco, pensò che si trattasse di lei e cercò di dare consigli circa qualche visita specialistica, magari facendo qualche lastra o tentando un intervento chirurgico.
“No, no”, rispondeva Glauco, “son cose che non si possono fare”.
Finalmente, dopo un lungo discorrere, Amelia comprese che Glauco non parlava della moglie che, per grazia di Dio, stava benissimo, ma di una delle mucche, Gloria, appunto. Come si faceva a non capire!
Già, come si faceva a non capire!
Ogni tanto i cugini di Trieste, nella bella stagione, andavano a trovarlo con l’automobile e l’accoglienza era sempre commovente.
Quando si arrivava in cortile, la famiglia al completo si faceva sulla porta, davanti Glauco, dietro la moglie coi tre figli. E Glauco diceva:
“Benvenuti in questa casa, che il Signore sia con voi”.
La moglie e i figli rispondevano in coro: “Amen”.
Qualche anno fa Amelia e Lodovico erano stati a trovarlo in prossimità del Natale e Glauco aveva raccontato ciò che avveniva in quei giorni nel piccolo paese.
La Messa di Mezzanotte, da loro, la si celebrava ogni sei o sette anni, perché tutti i piccoli agglomerati della valle volevano avere l’onore di ospitare il prete nel giorno di Natale. E allora il sacerdote celebrava la Messa ogni anno in un paese diverso. E quell’anno, quel grande onore, toccava al paese di Glauco.
Per questo egli, da due settimane, non toccava alcool né cibi piccanti; voleva conservare la voce per cantare nel coro.
La sera della Vigilia, poi, si sarebbe svolta, come sempre, una scena da presepio vivente, sempre uguale, da anni ed anni. Cambiava solo la famiglia che doveva ricevere Giuseppe e Maria nel loro pellegrinare di casa in casa.
Si trattava di una tradizione antichissima, ma era sempre attesa con ansia e rispetto da ogni famiglia. Tutte, a turno, avrebbero accolto i due santi pellegrini.
Grandi e piccini stavano dietro i vetri delle finestre e guardavano fuori: Maria e Giuseppe con l’asino, arrivavano dal bosco e bussavano alla prima porta del paese per chiedere ospitalità:
“Vedete in quale stato . . . E’ stanca Maria . . . C’è posto per noi?”
Ma il capofamiglia rispondeva: “Andate altrove, qui non c’è posto . . . “
E così, di casa in casa, la stessa domanda e la stessa risposta, fino a quando
Giuseppe e Maria bussavano alla porta della casa scelta per quel Natale.
A Glauco e ai suoi quell’onore era capitato qualche anno prima. Che felicità!
Ne aveva parlato ai cugini come di una grande festa.
“Ho spalancato la porta e li ho fatti entrare nella mia casa, li ho sistemati davanti al fuoco del camino e ho messo davanti a loro tutto quello che avevamo in dispensa.”
Nella sua casa i sacri viandanti si erano riposati fino all’ora della Messa. Quando se ne andarono, tutto il piccolo paese era sulla porta delle case con le lampade accese, per illuminare il loro cammino e i bambini cantavano le nenie natalizie che, di generazione in generazione, si trasmettevano ai figli ed ai figli dei figli. Una gran bella storia natalizia.
Ma ora Glauco non c’è più.
Forse, in Paradiso, i due Sacri Viandanti li vedrà di persona e non avendo una casa da spalancare per accoglierli nella notte santa, aprirà loro il suo cuore grande come il mare e pieno di amore. E ne riceverà consolazione.

Nessun commento: