DOMENICO INVERNIZZI
(Anno 1998)
Non so se Domenico Invernizzi, o meglio, il “Sindaco Invernizzi”, mi guarderà ancora con simpatia dopo aver visto questo libro : gli avevo promesso, in seguito ai suoi energici dinieghi, che non avrei scritto niente di lui.
Ma ho mentito, sapendo di mentire.
Egli è ancora amareggiato per la forzata interruzione della sua ultima tornata amministrativa in quel lontano 1987, che egli chiama “l’anno dei veleni”.
Tuttavia tra i ritratti dei personaggi pandinesi che io vado raccogliendo in questo libro, egli non poteva proprio mancare.
Così mi sono data da fare per cercare qua e là notizie di fatti di cui non ero a conoscenza, nonostante per vent’anni abbia vissuto quasi a contatto di gomito con lui, nella scuola.
Ma per me, allora, Domenico Invernizzi era il Maestro, non il Sindaco.
Eppure cominciò a fare il Sindaco nello stesso periodo in cui io iniziai a fare la Direttrice : io nel ’59,
lui nel ’60.
Ma mentre egli, come mio stretto collaboratore, sapeva tutto del mio lavoro e delle iniziative che di volta in volta prendevo, io di lui, Sindaco, conoscevo pochissimo.
Sicché qualche tempo fa, mentre con amici visitavo il Castello in sua compagnia, restai meravigliata nel sentirgli dire, con gli occhi lucidi di commozione :
“Nel primi anni del mio impegno politico, uscivo su questa loggia e lasciavo spaziare lo sguardo ; mi sentivo come Lorenzo il Magnifico , signore della cosa più bella che il nostro passato ci avesse trasmesso e , vi prego, non consideratelo un peccato d’orgoglio.”
Ebbene, quel giorno capii che fare il Sindaco, per lui, non era stato solo un fatto amministrativo, ma anche un gesto d’amore.
Non sempre un Sindaco è apprezzato e benvoluto da tutti.
C’è un vecchio proverbio del mio paese che dice :
“A cuntentà en cumon , ghe bon nison”.
Non so se l’ho scritto nel modo corretto, ad ogni modo traduco :
“Ad accontentare (tutto) un Comune, non è capace nessuno”.
Penso che le difficoltà incontrate, le delusioni subite, l’impegno richiesto siano stati molti. Se non ci fosse stato anche l’amore, l’amore per la gente e per le cose, un Sindaco non sarebbe durato per più di vent’anni, come, invece, durò Invernizzi. Per molta gente pandinese , ancora adesso, ( e non si offenda nessuno), egli è “il Sindaco Invernizzi”, anche se , ormai , ha gettato la spugna da qualche anno.
A questo punto devo ricorrere alle “carte”, dato che la voce di Invernizzi ho potuto ascoltarla solo a sprazzi, strappandogli , occasionalmente, confidenze e ricordi.
Certo, sono carte racimolate qua e là, magari le meno importanti e, per di più, raccontate in ordine sparso. Pazienza !
Pandino nel 1960 aveva 4800 abitanti circa ed era appena scaduta l’Amministrazione Nevicati, sindaco onesto e di molto buon senso.
Nei quattro anni precedenti Invernizzi aveva fatto parte del Consiglio Provinciale ed anche nel ’60 era risultato tra gli eletti. Era intenzionato, quindi, a continuare l’esperienza a Cremona.
Ma era risultato eletto anche nelle elezioni comunali e, a un certo punto, fu contattato con insistenza da un gruppo di amici perché rinunciasse a Cremona e facesse il Sindaco del suo paese.
Accettò e mise a frutto tutta l’esperienza che aveva fatto nei quattro anni precedenti. In quel periodo, inoltre, aveva goduto della stima e dell’amicizia di tante persone importanti, tra cui il Presidente della Provincia avvocato Ghisalberti e l’on. Franco Patrini. A loro essenzialmente si rivolgerà durante il suo incarico a Pandino ogni volta che avrà bisogno d’un consiglio, d’un aiuto, d’un contatto importante per risolvere un problema, o ottenere una autorizzazione, o un mutuo per un’opera pubblica.
In quel 1960 si mise subito al lavoro con entusiasmo. A questo proposito mi torna alla mente la frase che il caro amico Ferruccio Alzani, quasi a giustificare il suo impegno in Amministrazione, spesso mi ripeteva :
“Sa, devo farlo, per dare una mano a Domenico. E’ così giovane e ha bisogno di qualcuno che l’aiuti. Lo merita proprio.”
Il problema più grave del momento era, allora, la mancanza di case : da un decennio la popolazione pandinese era in bilico tra un calo e una crescita zero : bisognava darle una scossa , costruire case per farvi arrivare gente.
Ci furono così i primi approcci con l’Istituto Case Popolari, sorsero le prime villette del Villaggio dei Poeti, poi le palazzine distribuite un po’ dovunque sul territorio del Comune. Una man forte gliela diedero le ACLI, che cominciarono a fabbricare i loro bei palazzi in periferia.
E la popolazione iniziò , gradatamente, ad aumentare.
Un’opera che diede a Invernizzi grande soddisfazione, come gli scappò detto una volta, fu la costruzione della nuova Circonvallazione Ovest, praticamente quella che ha modificato il corso della vecchia “Bergamina”.
Il traffico in paese, a causa del gran passaggio di mezzi sulla Lodi-Treviglio , era diventato insopportabile, bisognava, in qualche modo correre ai ripari.
E’ stato in questa occasione che un suggerimento ed un aiuto potente gli vennero dall’avvocato Ghisalberti, che, da tempo aveva preso a benvolere il giovane Sindaco.
Col suo appoggio la modifica della “Bergamina”, a totale spesa dell’ANAS, diventò una realtà e il traffico veloce e pesante, come fosse un sogno, smise di gravare sull’incrocio del Cimitero e sulle strade del paese e inoltre si aprirono nuove aree allo sviluppo industriale.
Ci fu poi la battaglia per ottenere a Pandino una Sede staccata dell’INAM .
E’ stata una battaglia dura : Invernizzi me ne accennò un giorno in cui si parlò di Ferruccio Alzani.
Qui intervennero, opportunamente sollecitati, personaggi autorevoli. Ma la spinta definitiva la diede il nostro impareggiabile Ferruccio Alzani, facendo trovare pronto, con tutti i crismi richiesti, un palazzo costruito completamente a sue spese . Questo fece crollare le ultime barriere e Pandino ebbe la sospirata sede territoriale dell’INAM, ora diventata USL , a servizio dell’utenza zonale di circa 35.000 persone.
Questi obiettivi perseguiva Invernizzi, che sognava di fare di Pandino un paese che accentrasse ogni genere di servizi a beneficio anche delle località vicine. Unire Palazzo Pignano e Pandino in un unico Comune, per esempio, penso fosse un suo sogno ricorrente di ogni notte ! E per tentare di realizzarlo percorse varie tappe : si batté per un Centro sportivo tra i più moderni e attrezzati, che gli valse poi prestigioso “Premio Ferri” della Amministrazione Provinciale ; arricchì le scuole con nuovi edifici, la mensa per le elementari, la nuova scuola media, la scuola Casearia, il caseificio, la Palestra-spettacolo, richiedendo appoggi ove possibile e ovunque avesse amici ed estimatori.
Anche quelli occorrevano ad un giovane Sindaco, ricco solo del suo coraggio e della sua pazienza.
Per raggiungere il suo scopo promosse sulla stampa un interessante dibattito, titolato “Pandino ‘70”, cui parteciparono numerosi interlocutori importanti.
Ho detto prima della “pazienza “ di Invernizzi. Già, perché Invernizzi è anche un uomo paziente , lento ad entusiasmarsi, ma tenace, capace di “star dietro” ad una pratica per mesi e per anni. Ne è un esempio il recupero del Castello.
Qui occorrerebbero carte, documenti, ricordi più diretti per dire come il nostro vanto paesano sia diventato, a suon di milioni e di miliardi, il gioiello che è.
Tutto denaro chiesto e cercato con insistenza ai vari organi governativi, offrendo , magari, in cambio qualcosa : come , per esempio, l’ospitalità per il Convitto della Scuola Casearia pur di poter ristrutturare un’ala ; oppure un posto di prestito per la Biblioteca provinciale per recuperare qualche sala e poi gli uffici comunali da sistemare nell’ala ovest , dopo i crolli dei secoli passati.
Tutto andava bene per ottenere attenzioni e mutui onde ristrutturare il Castello.
Sfido io che poi, uscendo sulla loggia , Invernizzi si sentisse un po’ come Lorenzo il Magnifico davanti a quel miracolo di bellezza ! Fu ancora lui che riuscì a stanare e far ristampare la monografia sul Castello di Diego Sant’Ambrogio e portare, poi, alla pubblicazione di quella riccamente documentata di Albini e Cavalieri.
Tra le scelte degli ultimi anni del suo lavoro c’è stata l’idea del “Piano di incremento produttivo”, il PIP, che egli avviò con lungimiranza e che altri, poi, hanno concluso.
Ho parlato spesso con lui anche di due tra i suoi collaboratori più stretti, per i quali sofferse, come tutti noi, alla tragica morte : i due ottimi segretari comunali , il dottor Mario Benelli e il dottor Bassano Vitali coi quali , mi disse, aveva bellissimi rapporti, sia sul piano umano che su quello amministrativo.
Nel 1962 Invernizzi fu insignito della onorificenza di “Cavaliere al merito della Repubblica”.
Ho saputo poi, che quella onorificenza fu per lui una delle cose più gradite , non per il titolo, di cui non ha mai voluto fregiarsi, ma per la bella festa che gli fecero i suoi Consiglieri, quando gli offrirono un prezioso cofanetto per la croce e le insegne di cavaliere : una festa quasi di famiglia., ma di quelle che a lui piacciono di più.
Nella sua lunga carriera egli ha avuto gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni, elogi e critiche .
Quali hanno più influenzato la sua vita ?
Vorrei chiederglielo, ma , forse, non me lo direbbe. Però , sappia una cosa, Invernizzi : anche se le
mortificazioni , le critiche, i dolori fossero stati parecchi durante vent’anni, per tanta gente , per tanta povera gente, lontana dalla politica, lei è, ancora oggi, il “Sindaco “ per antonomasia.
domenica 27 gennaio 2008
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