n.17 “SARA’ UNA BEFANA . . . “
Era l’anno 1961 e Natale era alle porte.
Io stavo aspettando, da un giorno all’altro, la nascita del mio quarto figlio.
Figlio o figlia?
A quei tempi non si parlava ancora di “ecografia”, che permette di conoscere in anticipo se il nuovo venuto sarà un maschietto o una femminuccia.
Dopo Raffaella, Daniela e Simonetta, desideravo ardentemente un figlio maschio. Ne avevo già pronto il nome da anni: Damiano.
Sin dal 1945, quando scrissi i miei primi due libri, “Pattini d’oro” e “Molokai” sulla vita di Padre Damiano De Veuster, un missionario ora alzato agli onori degli altari, mi ero ripromessa che il mio primo figlio maschio l’avrei chiamato come lui, tanta era la mia ammirazione per quello straordinario sacerdote.
Invece erano giunte, ad iniziare dal 1948, una dietro l’altra, tre femmine e mi ero, ormai, quasi rassegnata.
Quell’anno, fatti i debiti conti, questo quarto figlio (o figlia) doveva nascere a Natale, ma, a quanto pareva, aveva deciso di lasciarci ancora un po’ sulle spine. Infatti Natale stava passando e di nascita non si parlava.
Nel pomeriggio di quel 25 dicembre, Paolo, che da anni non frequentava la chiesa, decise di accompagnare Simonetta, che aveva sei anni, a visitare il presepio allestito nella parrocchiale.
Uscirono da casa a piedi e ben imbacuccati, dato che faceva molto freddo.
In chiesa si attardarono un po’, perché la piccina non si stancava di ammirare quel paesaggio incantato, ricco di luci e di personaggi.
Qualcuno aveva notato la presenza di Paolo davanti all’altare e, meravigliandosi, forse pensò tra sé:
“Deve esser nato il figlio che aspettava e viene a ringraziarne il Signore.”
Uscendo, poi, e passando davanti al bar che egli amava frequentare, venne ripetutamente fermato dagli amici:
“Allora, ci sono novità? E’ un maschio questa volta?”
E lui:
“No, no! Non c’è ancora niente. Altro che maschio, sarà ancora una befana, vedrete!”
Infatti anche lui si era già messo il cuore in pace:
“Altro che a Natale! Arriverà all’Epifania e sarà ancora una femmina . . . “
E invece . . .
Il 3 gennaio, verso sera, Damiano è nato. E’ stato il giorno più bello della mia vita.Temevo che lo confondessero con altri bimbi nati in quello stesso giorno e ricordo d’aver detto al medico:
“Le raccomando, gli faccia mettere subito il braccialetto al polso col nome, si chiamerà Damiano.”
Il medico, il buon dottor Patrini che conoscevo bene, perché la sorella era maestra nel mio Circolo didattico, si mise a ridere:
“Vuol scherzare? Non nascono tutti i giorni bambini di quattro chili e mezzo!”
Quando Damiano venne alla luce non c’era Paolo con me. Non si usava ancora far assistere i padri alla nascita dei figli. Era tornato a casa, ma aveva lasciato un recapito telefonico.
Noi non eravamo ancora abbonati al telefono: il numero lasciato alla Suora del reparto era quello delle amiche Marisa e Lidia Ogliari, le due sorelle che abitavano di fronte a casa nostra, appena al di là della strada.
Quando giunse il messaggio “Tutto bene, è un bel maschietto”, Marisa volò a casa mia e appena sulla porta, gridò:
“E’ un maschio!”
Simonetta, che aveva solo sei anni e che era stata tenuta all’oscuro di tutto, credette che alla signorina Lidia fosse nato un bambino e che Marisa venisse a darne notizia. Solo dopo le fu spiegato che il maschietto nato era il suo fratellino.
Era appena iniziato il 1962: meglio di così non sarebbe stato possibile cominciarlo. Un figlio è sempre una benedizione di Dio. Ma per me, Damiano,
era veramente la felicità.
Lo battezzammo coi nomi di “Damiano Giuseppe”. Il secondo nome doveva ricordare un fratello di Paolo, che era morto, combattendo come volontario durante la guerra di Spagna, nel 1936.
Molti anni dopo la nascita di Damiano, riprendendo in mano i due libri che avevo scritto negli anni ‘40, feci una scoperta che mi pare, ancora oggi, straordinaria, una notizia che avevo dimenticata.
Padre Damiano De Veustrer era stato battezzato, in Belgio, a Tremeloo, nel 1840, col nome di Giuseppe e solo quando venne consacrato sacerdote nella Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, scelse anche quello di Damiano.
Quindi, involontariamente, anche il secondo nome dato a mio figlio era identico a quello del missionario santo.
Inoltre, meraviglia delle meraviglie, scoprii che anche “Damiano Giuseppe” De Veuster era nato il 3 di gennaio, proprio come il mio “Damiano Giuseppe Galasi”, 122 anni dopo!
Mi è venuto da pensare:
“Per questo non nasceva mai. Aveva un appuntamento importante da rispettare. C’era un altro “Damiano Giuseppe” che, nel giorno del suo compleanno, voleva prenderlo sotto la sua protezione!”
E pregai Dio che fosse veramente così.
domenica 27 gennaio 2008
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