domenica 27 gennaio 2008

PEPPINO FERLA

PEPPINO FERLA
(Anno 1926-1982)
Salendo i gradini della bella casa della famiglia Ferla, pensavo a lui, a Peppino, che quella casa l’aveva sognata e costruita con tanti sacrifici, pensando certamente di vivervi a lungo, nel riposo, coltivando i suoi molti hobby.
E, invece, Peppino Ferla è morto improvvisamente soltanto tre anni dopo, quando una nuova speranza era nata in famiglia : la nipotina Enrica, che aveva appena tre mesi.
Peppino Ferla, classe 1926, era un vero pandinese doc, anzi, era uno dei “castellani”, di quelli che avevano abitato per anni nel nostro Castello Visconteo, là dove, con varie tramezze, si erano ricavati, dai grandi saloni, tanti piccoli appartamenti per le famiglie più numerose.
Era un uomo molto noto in paese per il suo carattere allegro, per il suo grande cuore sempre pronto ad aiutare gli altri e per i suoi molti interessi.
Di professione faceva il barbiere, era quindi abituato a trattare con la gente, ad ascoltarne le confidenze, a rivolgersi a tutti con estrema cortesia. Era stato per anni segretario del Gruppo Sportivo Castello e della Banda Comunale.
Ma, soprattutto, amava coltivare i suoi hobby : aveva, per esempio, la passione per la musica lirica e non perdeva uno spettacolo. Aveva creato, insieme a Pierino Pavesi, il Gruppo “Amici della Musica” ed organizzava ad ogni stagione, dei pullman che erano sempre al completo, per i vari spettacoli alla Scala di Milano, o all’Arena di Verona, o a Cremona, o a Parma.
Conosceva tutte le opere liriche più famose e le cantava con una bella voce tenorile ogni volta che se ne presentava l’occasione.
In gioventù aveva seguito dei corsi di pianoforte e di canto presso il Maestro Cacciani di Milano.
Nella foto che pubblichiamo, Peppino sta cantando un brano operistico durante un Festival all’Oratorio di Pandino con l’orchestra del “Pandin City”, un complessino che rallegrò i pandinesi degli anni ’60 per quasi un decennio.
Nella fotografia riconosciamo, oltre a Peppino Ferla al microfono, Martellosio al pianoforte, Mariconti alla chitarra, Merici al saxofono e “Cianela” Marzagalli alla batteria . Presentatore dello spettacolo era , come sempre, Antonio Invernizzi.
Proprio per questa sua passione musicale, Peppino Ferla ha presentato per anni, alla nostra “Radio Antenna 66”, ogni domenica mattina, “L’ora della lirica” , affinando il gusto dei pandinesi che lo ascoltavano con interesse.
Cantava spesso anche ai matrimoni : era diventata famosa la sua “Ave Maria” quando si sposavano amici o parenti. In chiesa suonava spesso anche l’organo.
Un altro suo hobby era la fotografia : quanta gente ha ripreso nel corso dei decenni in occasione di liete o tristi ricorrenze.
Era diventato il fotografo ufficiale dei Carabinieri e quando si verificava un incidente, anche in piena notte, essi telefonavano a Peppino, che correva con la sua macchina fotografica. E quante scene penose e spaventose ha dovuto guardare e riprendere.
La moglie dice : “Deve essere stato anche questo a danneggiargli il cuore.”
Come quando constatò la morte di un suo carissimo amico, all’incrocio dei Serragli sulla Paullese.
Quella volta era morto Piero Manzoli, un ragazzo d’oro, da poco padre di una bambina, Nadia.
Ricordo anch’io la battaglia che facemmo, insieme, io e Peppino, attraverso la stampa provinciale e locale per ottenere a quell’incrocio una rotonda o un semaforo : Piero Manzoli era la trentatreesima vittima in quel tratto di strada.
Anche Peppino Ferla scrisse e riscrisse, gli pareva quasi di farlo per il suo amico, la cui morte l’aveva così sconvolto.
Al suo lavoro ben presto affiancò , nelle ore libere, anche l’incarico di sub-agente della MAA Assicurazioni. Più tardi, poi, ne divenne l’Agente generale.
Il Gruppo assicurativo organizzava per i suoi agenti una gita importante ogni anno. Nel 1982 la meta prescelta era stata la Scozia.
Il gruppo era partito il 25 aprile e doveva rientrare il 1° maggio.
Peppino, quell’anno, aveva partecipato alla gita senza la moglie, che , di solito, lo seguiva ovunque. Era nata da poco la nipotina, figlia di Maria Grazia, e la neo - nonna voleva starle vicino.
Fu nella mattina del 1° maggio , giorno del ritorno, che egli si sentì male e, mentre si cercava un medico, spirò.
Aveva telefonato a casa la sera prima, allegro come al solito, enumerando i regali per tutti che aveva già chiuso in valigia. Aveva pensato anche alla piccola Enrica : un bell’abitino scozzese, che le sarebbe andato a pennello quando avesse cominciato a camminare. Mi è stata mostrata con commozione , incorniciata e appesa alla parete, la fotografia della piccina con quell’abitino allegro e colorato, ultimo pensiero del nonno per lei.
La morte improvvisa di Peppino Ferla scosse, allora, tutto il paese. I pandinesi avevano perso un amico dal cuore d’oro.
La moglie e la figlia ne hanno conservato un ricordo vivo e tangibile lasciando intatte le sue cose : il pianoforte su cui si dilettava a suonare, i suoi dischi di musica lirica, la sua poltrona nell’angolo, su cui si rilassava ascoltando le opere preferite. Tutto, in casa, parla ancora di lui.
Penso piaccia anche agli amici vederlo ricordato dopo tanti anni.

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