domenica 27 gennaio 2008

UN NATALE FRANCESCANO

n.30 UN NATALE FRANCESCANO

Fra Paolo ogni tanto torna a casa a trovare i suoi cari. E’ giovane, alto, magro, tutto pelle e ossa . . . e barba! Sembra quasi sparire nel lungo saio francescano. Ride quando gli chiedo:
“Ma in convento ti danno da mangiare?”
E’ un francescano . . . proprio francescano! Sorridente, pio, amico di tutti, il ragazzo che ogni madre vorrebbe avere.
Fu una sorpresa quando, in paese, si sparse la notizia che Paolo Grandini , poco più che ventenne, entrava in convento.
C’erano state, in parrocchia, un paio d’anni prima, delle predicazioni straordinarie. Il parroco don Gino Alberti aveva invitato, per una settimana di incontri, alcuni “Fratelli di San Francesco” ed era venuto il Superiore, padre Ambrogio, con due dei suoi confratelli, padre Silvio e padre Camillo.
Per tutta una settimana la chiesa parrocchiale si riempì di gente attenta.
I frati erano molto bravi e sapevano toccare il cuore di tutti.
Era l’autunno del 1992 e persino Paolo, che allora aveva vent’anni, riusciva a star fermo nel banco, ascoltando. E già questo era un fatto straordinario, dato il carattere vivace che il ragazzo si ritrovava: un ragazzo sbarazzino, ardito, avventuroso, che aveva scelto di fare il servizio militare tra i ‘parà’ della “Folgore” e che, anche dopo il congedo, ancora si dilettava nei lanci col paracadute. Quasi un’ansia di cielo, di silenzi, di avventure diverse, lontane dal piccolo mondo abitato da piccoli uomini.
Credo che sia nato in quei giorni di ascolto, in chiesa, il suo desiderio di provare a cambiare.
E altroché se è cambiato! E’ irriconoscibile, se non per quei suoi grandi occhi che ridono sempre.
Raccontava, qualche mese dopo, il Parroco di allora, don Gino:
“Mi han detto che lassù, al Convento di Nogarole, quando si cerca Paolo, si può andare sicuri in cappella. Paolo è là, solo, e sta pregando.”
E questo mi sembrava già un miracolo, ricordando quel ragazzo insofferente di freni, mai fermo, che alla messa domenicale stava laggiù, in piedi, appoggiato alla porta, desideroso solo di uscire all’aria aperta.
Ho visto Paolo, qualche mattina fa, alla messa feriale e gli ho accennato al libro di ricordi natalizi che stavo preparando.
Gli ho chiesto: “Non mi parleresti un po’ del tuo Natale in convento?”
Si è subito illuminato in volto: “Certo, volentieri. Cosa debbo fare?”
E siccome era già in partenza, dato che il suo breve soggiorno a casa stava per finire, mi disse:
“Le manderò qualcosa di scritto, perché mi è impossibile raccontarglielo a voce, parto tra poche ore.”
Così mi ha scritto e io voglio riportare qui, per intero, il suo racconto. Non voglio cambiare nemmeno una virgola. Bravo Paolo! Ci dai una grande lezione di gioiosa umiltà e una grande carica di fede.
Pace e bene a te, fra Paolo!
Ed ora ecco qui il suo testo, che inizia ricordando il primo presepio di Greccio preparato da san Francesco d’Assisi in persona:

“Tutto cominciò nel dicembre del 1223, quando, a due settimane circa dal Natale , il beato Francesco chiamò a sé il suo amico Giovanni Velita, signore
di Greccio e gli disse:
“Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme e, in qualche modo, vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie ad un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello.”
E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono convocati molti frati da varie parti; uomini e donne arrivano festanti dai casolari della regione, portando ceri e fiaccole per illuminare quella notte nella quale si accese, splendida nel cielo, la stella che illuminò tutti i giorni e i tempi. Ora si accomoda la greppia, vi si pone il fieno e si introducono il bue e l’asinello.
In questa scena commovente risplende la semplicità evangelica. Si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà. Questa notte è chiara come il giorno, la selva risuona di voci e cori festosi. I frati cantano scelte lodi al Signore e la notte sembra tutto un sussulto di gioia.
Poi il sacerdote celebra solennemente l’ Eucarestia sul presepio.
Ciò che Francesco voleva vedere era la povertà e l’estrema umiliazione del Figlio di Dio nato a Betlemme.
Terminata quella veglia solenne, ciascuno tornò a casa sua pieno di ineffabile gioia.”

Dopo questa poetica premessa, fra Paolo racconta il suo Natale in convento, le sue emozioni, la sua fede, la sua letizia tutta francescana:

“Anche quest’anno la quaresima d’Avvento è passata in un volo.
Fra Francesco sta ultimando piccole sistemazioni al presepio allestito nella cripta, il convento è avvolto da un silenzio gioioso, mancano poche ore alla solenne celebrazione e tutto è pronto.
Ci si ritira nella parte superiore del convento dove è preparata una piccola greppia
con il fieno, e un bambinello di legno giace in attesa della processione.
Si incomincia a cantare “Tu scendi dalle stelle . . .” e, in fila, si scende dalle scale illuminate dalle nostre candele. Si scende e ciò rappresenta il Figlio di Dio che, dalla sua sede regale, discese nel grembo della Vergine e venne in mezzo a noi.
Siamo quasi arrivati e la processione di noi frati entra nella chiesa, tutta splendente: le luci, le candele, i canti, tutto commuove, nel cuore c’è gioia e speranza.
Finita la celebrazione, ci si trova per gli auguri di Natale in una saletta del convento. Condividiamo questa gioia con amici e vicini. Tutti hanno portato qualche dolce e si fa un po’ di festa.
Poi c’è una sorpresa. Padre Franco attira l’attenzione di tutti:
“Comincia a nevicare!” dice giulivo.
Come consuetudine il Natale noi lo passiamo in fraternità, come famiglia unita nel Signore che è venuto ad abitare tra noi. Siamo tutti impegnati, chi nella predicazione e chi in cucina, ognuno cerca di fare del suo meglio.
Finalmente ci stiamo avvicinando all’ora della condivisione fraterna.
Dopo il santo Rosario ci troviamo tutti in refettorio, riscaldato dal calore della stufa a legna. Tutto è pronto e, tra la gioia di stare insieme, il clima di festa e la neve che scende leggera, vola questa giornata.
Ci ritroviamo a ‘Compieta’ con tanta gioia. Le luci sono spente e ognuno di noi ha nel cuore tante emozioni. Ci sono molte persone che ci vogliono bene e che non ci fanno mancare nulla, il Signore è sempre generoso nella sua Provvidenza.
Ricordando tutti a Dio, perché ricompensi con la tanta serenità coloro che ci fanno del bene, ci troviamo ancora a guardare il presepio e, con la neve che scende sempre abbondante, c’è un clima di forte spiritualità che ci rende ancor più fratelli.
San Francesco celebrava con gioia il Natale del Bambino Gesù e diceva che, fin dal giorno della sua nascita, Egli si impegnò a salvarci. E voleva che ogni cristiano esultasse nel Signore, il quale ha dato a noi tutto se stesso.
“Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge per rischiarare coloro che stanno nelle tenebre . . . e dirigere i nostri passi sulla via della Pace.”

Grazie, fra Paolo!
E ‘Pace e bene’ a te e a tutti i tuoi confratelli!

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